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Concessioni a Livorno, sentenza ribaltata: condanna per Provinciali, Corsini e Neri. Prescrizione per Paroli

La Corte d’Appello di Livorno accoglie il ricorso di Porto Livorno 2000 e Livorno Terminal Marittimo. Disposto un risarcimento danni verso le parti civili

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Il porto di Livorno (foto d'archivio)

 

La Corte d’appello di Firenze, ribaltando la precedente sentenza del 2022 e accogliendo il ricorso presentato dal pm e dalle parti Porto Livorno 2000 e Livorno Terminal Marittimo, ha condannato a un anno di reclusione per falso ideologico Stefano Corsini, ex presidente dell'Autorità portuale, l'ex segretario generale Massimo Provinciali e Corrado Neri, 50 anni, ex presidente della Sintemar, con pena sospesa e non menzione, e ha annullato gli atti per i quali è intervenuta la condanna.

Prescritta invece l'accusa di abuso d'ufficio perché il fatto non è più previsto dalla legge come reato, per cui erano a giudizio oltre a Corsini, Provinciali e Neri anche altri cinque imputati, fra cui anche l’attuale commissario dei porti di Genova e Savona e ex dirigente dell’area demanio a Livorno, Matteo Paroli, Costantino Baldissara, manager di Grimaldi Group, Corrado Neri, 63 anni, omonimo del primo, ex componente del cda Sintermar spa, Luca Becce, ex ad di Terminal Darsena Toscana e Massimiliano Ercoli ad di Seatrag. Confermata l’assoluzione in primo grado di Federico Baudone, ex procuratore della Sintermar.

Tuttavia la Corte ha condannato a un risarcimento danni nei confronti delle parti civili gli stessi Provinciali, Corsini e Neri oltre a Paroli, Ercoli, Baldissara, Neri omonimo e Becce.

Provinciali, Corsini e Neri dovranno anche pagare le spese processuali per entrambi i gradi di giudizio. La questione riguarda l’autorizzazione concessa al gruppo Grimaldi a svolgere attività sulle banchine pubbliche del porto di Livorno. Nel dicembre 2022 in primo grado il ricorso di Porto Livorno 2000 e Ltm era stato respinto.

L'inchiesta era partita dagli esposti presentati dalle due società in cui si segnalavano più comportamenti dell'Autorità portuale di Livorno tesi a favorire l'armatore Grimaldi, Sintermar e Seatrag ai danni di altre aziende. Secondo le indagini della Guardia di finanza, dirette dalla procura di Livorno, l'Autority per anni avrebbe assegnato sistematicamente in via esclusiva alcune banchine per movimento merci senza mai bandire una gara a evidenza pubblica per l'assegnazione a terzi di beni demaniali, attraverso un provvedimento temporaneo di autorizzazione destinato per far fronte a esigenze contingenti.

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