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l’intervista

Paroli: “Tre nuove aree per i depositi chimici. Ma non è una grana del porto”

Il presidente dell’Authority di Genova e Savona: "La tassa sui passeggeri? Non faccio il mediatore"

Francesco Ferrari e Simone Gallotti
2 minuti di lettura

A Genova amano ripetere che ci sono due sindaci: uno della città e l’altro che governa il porto. Matteo Paroli vuole dribblare tutte le etichette che provano ad appiccicargli ed è lesto a respingere quella da primo cittadino delle banchine, non fosse altro perché aprirebbe una corsa ai titoli con la sindaca Salis. E di fronti aperti, il presidente dell’Authority, ne ha diversi. In questa intervista, con al fianco Silvio Fremura (nuovo capo di gabinetto e amico di lunga data), li affronta tutti con una serie di tagli netti a cui Genova non è poi così abituata.

Cominciamo dalle crociere. La tassa da 3 euro sui passeggeri ha acceso lo scontro con il Comune. Mentre si aspetta la decisione del Tar con il ricorso presentato dagli operatori, lei viene indicato come mediatore del conflitto. Questa etichetta le va bene?
«No, questo ruolo non mi piace. E lo ritengo persino sbagliato perché la mediazione funziona se c’è una trattativa in corso, se è in corso un ragionamento. L’Autorità portuale è allineata su tantissimi dossier con l’amministrazione comunale, purtroppo della tassa da 3 euro l’Authority è venuta a conoscenza quando ormai era già stato tutto deciso dal Comune. Quindi non abbiamo potuto neppure svolgere quel ruolo di mediazione che forse sarebbe stato opportuno. Perché noi conosciamo meglio di una amministrazione comunale – non di questa nello specifico, ma di qualsiasi Comune in Italia – le dinamiche che regolano certe criticità e certe delicatezze sui traffici. Se fossimo stati coinvolti prima, avremmo certamente potuto svolgere un ruolo di mediazione, facendo comprendere che i 3 euro non vanno a incidere sul passeggero, che certamente nel conto finale non si accorge del peso di quella cifra. Ma quei 3 euro incidono invece sui piani economici e finanziari che i grandi gruppi delle crociere realizzano a cadenza triennale. Le compagnie sanno già quali saranno gli scali toccati fra tre anni, programmano da dove partiranno le navi e dove arriveranno. Ecco, questi piani economico-finanziari tengono conto di tutto, arrivando al dettaglio dei centesimi. E se vengono alterati aumentando il livello di costo di un porto, mentre il passeggero non se ne accorge, per un armatore che porta 5.700 passeggeri su ogni nave i 3 euro rappresentano un’incidenza importantissima. E il rischio è che quelle navi magari continueranno ad arrivare, ma senza avere Genova come home port. E noi abbiamo dimostrato con i numeri, lunedì scorso nel convegno che abbiamo ospitato a Palazzo, quale è la differenza in termini di ricaduta economica sul territorio. Diciamolo: perdere questa opportunità non è accettabile. Quindi il ruolo di mediatore l’avrei fatto volentieri prima, non quando abbiamo scoperto che ormai il percorso era tracciato. Oggi non posso farlo e non ne ho neppure intenzione. Noi ora lavoriamo perché il mercato non subisca un impatto pesante, confidando che all’esito del risultato del contenzioso si possa avviare un ragionamento. A quel punto, sempre se coinvolti, l’Autorità portuale non si tirerà indietro. Se non spieghiamo all’amministrazione comunale quali sono gli impatti possibili, rischiamo di minimizzare un tema importantissimo».

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