In evidenza
Blue Economy
Shipping
Transport
Blog
l’intervista

Laghezza: “Costi, tempi di transito e flussi commerciali. Ecco l’impatto delle crisi”

“L'automazione, l'intelligenza artificiale e la sostenibilità stanno trasformando la logistica in uno dei settori più innovativi dell'economia. Le aziende hanno bisogno di figure capaci di integrare competenze operative, digitali e manageriali”

Aggiornato 2 minuti di lettura

Alessandro Laghezza, presidente di Confindustria La Spezia

 

Le tensioni geopolitiche globali, in particolare nelle aree cruciali di Hormuz e del Mar Rosso, stanno ridisegnando le rotte marittime globali, costringendo molte navi a circumnavigare l'Africa. In che modo questa situazione sta impattando sui porti italiani e quali strategie di flessibilità devono adottare le aziende della supply chain per mitigare l'aumento dei costi e dei tempi di transito? «Le crisi che interessano aree strategiche come il Mar Rosso e lo Stretto di Hormuz stanno mettendo alla prova la resilienza delle catene logistiche globali, con effetti diretti su costi, tempi di transito e prevedibilità dei flussi - risponde Alessandro Laghezza, owner e ceo del Gruppo Laghezza - In questo scenario, la capacità di adattamento diventa un fattore competitivo determinante. Le imprese dovrebbero diversificare rotte e fornitori, riducendo la dipendenza da singole aree geografiche, e investire in tecnologie che consentano una visibilità completa dei flussi e una capacità decisionale più rapida. Anche la gestione delle scorte richiede un cambio di paradigma: l'efficienza deve essere accompagnata dalla capacità di assorbire shock e imprevisti. La sfida non è soltanto gestire l'emergenza, ma sviluppare modelli logistici più resilienti, in grado di trasformare l'incertezza in capacità di adattamento e continuità operativa».

La carenza di autisti, personale di magazzino e figure tecniche specializzate è ormai un'emergenza cronica a livello europeo. Oltre alla leva puramente salariale, quali interventi strutturali ritiene necessari per migliorare il welfare aziendale e rendere il settore dei trasporti e della logistica nuovamente attrattivo per le giovani generazioni?

«La carenza di personale qualificato non è un fenomeno congiunturale, ma una sfida strutturale che richiede una visione di lungo periodo. È fondamentale rafforzare il legame tra il mondo della formazione e quello delle imprese, creando percorsi capaci di valorizzare competenze tecniche e specialistiche realmente richieste dal mercato. Allo stesso tempo, il settore deve investire sempre di più nella qualità del lavoro, nella sicurezza, nel welfare e nella crescita professionale delle persone. Le nuove generazioni cercano ambienti dinamici, innovativi e meritocratici, nei quali poter costruire il proprio futuro».

Con l'avvento dell'automazione, dell'intelligenza artificiale e della transizione ecologica, i profili professionali richiesti stanno cambiando radicalmente. Come valuta l'attuale offerta formativa italiana e quale gap riscontra maggiormente tra le competenze fornite dai percorsi di studio dell’offerta formativa nel suo complesso e a diversi livelli, e le reali necessità tecnologiche delle aziende che operano nel campo della logistica?

«L'automazione, l'intelligenza artificiale e la sostenibilità stanno trasformando la logistica in uno dei settori più innovativi dell'economia. Le aziende hanno bisogno di figure capaci di integrare competenze operative, digitali e manageriali, comprendendo processi sempre più complessi e interconnessi. Il sistema formativo italiano ha compiuto passi importanti, soprattutto attraverso gli ITS, ma permane un divario tra la velocità dell'innovazione e i tempi necessari per adeguare i percorsi di studio. La risposta risiede in una collaborazione sempre più stretta tra imprese e mondo della formazione. In Laghezza SpA crediamo fortemente in questo approccio e investiamo costantemente nello sviluppo delle competenze, sia attraverso programmi interni sia mediante partnership con realtà formative specializzate».

Incrociando l'instabilità delle rotte internazionali, la transizione digitale e le sfide del capitale umano, come immagina la mappa della logistica integrata in Italia tra cinque anni? Quale sarà la chiave competitiva per non restare isolati rispetto ai grandi flussi europei?

«Nei prossimi anni la logistica sarà sempre più digitale, integrata e orientata a una gestione intelligente dei flussi. I cambiamenti geopolitici e i processi di nearshoring stanno ridisegnando gli equilibri economici globali e il Mediterraneo è destinato a tornare al centro delle grandi direttrici commerciali. In questo contesto, l'Italia può svolgere un ruolo strategico grazie alla propria posizione geografica e alle competenze sviluppate nel settore. La chiave competitiva sarà la capacità di mettere a sistema infrastrutture moderne, innovazione tecnologica e capitale umano qualificato. Se sapremo coniugare efficienza, flessibilità e visione strategica saremo in grado di trasformare il cambiamento in un’opportunità di crescita».

I commenti dei lettori