Botta (Spediporto): “Genova punti sul nuovo Prp per competere con l’Europa. E rilanciamo il pre-clearing”
“I porti sono sempre più elementi di integrazione tra attività di banchina, servizi alle merci e attività retroportuali. Si allarga la sfera di influenza del porto, con effetti positivi sull'economia del territorio”
Giampaolo Botta
L’Adsp della Liguria occidentale sta lavorando al nuovo Prp di Genova. Il tema è seguito dalla comunità portuale con attenzione. Che aspettative hanno le case di spedizione? «Il presidente Paroli - risponde Giampaolo Botta, direttore generale di Spediporto - sta prestando grande attenzione alla costruzione e all'analisi delle necessità degli operatori, sia in chiave di aree sia di servizi. Abbiamo fiducia che il Prp sarà all'altezza di tutti gli aspetti operativi legati alle funzionalità di un porto pronto alle sfide europee. I principali porti europei — Rotterdam, Anversa, Amburgo, Barcellona — hanno legato piani regolatori portuali importanti a investimenti miliardari per diventare porti multipurpose e smart. Il porto di Genova, grazie agli investimenti derivati dal Pnrr (la Diga in primis), alle infrastrutture ferroviarie, all'aggiornamento delle autostrade e alla nuova viabilità portuale, dimostra di essere all'altezza. Confidiamo che il piano regolatore portuale possa mettere Genova nella condizione di continuare a essere competitiva a livello europeo. Gli affreschi di Renzo Piano fanno vivere forti emozioni e danno l'idea di una Genova che guarda al futuro con percorsi architettonici innovativi. Bisogna però non dimenticare la funzionalità: la bellezza delle forme deve sposarsi con la funzionalità degli strumenti e delle soluzioni tecnologiche. I porti oggi non sono più solo territori su cui si fanno investimenti infrastrutturali, ma piattaforme in cui infrastrutture, tecnologia e servizi si combinano per far diventare gli scali competitivi e tecnologicamente avanzati».
In chiave Prp, come è il rapporto con le altre isitituzioni del territorio?
«I porti sono sempre più elementi di integrazione tra attività di banchina, servizi alle merci e attività retroportuali. Si allarga la sfera di influenza del porto, con effetti positivi sull'economia del territorio. L'Adsp, il Comune di Genova e la Regione — attenta a tutti gli scali portuali liguri — sono consapevoli che l'aggiornamento del Prp ha un effetto benefico sull'economia locale. Il prp è l'equivalente di un piano industriale aggiornato per una grande impresa. Il porto si aggiorna non solo nelle infrastrutture di banchina, ma anche attraverso la digitalizzazione, la maggiore automazione e la semplificazione documentale e amministrativa. L'efficienza di un porto oggi si misura attraverso i Kpi su tutta la supply chain: nave, merce, controlli, evasione delle pratiche».
Come sono i rapporti con le istituzioni nazionali, in particolare sul tema controlli?
«Ci aspettiamo attenzione dalle amministrazioni centrali, soprattutto nel settore sanitario e veterinario. Non si tratta di rivendicazioni degli operatori, ma di segnalazioni sull'importanza che l'efficienza nel sistema dei controlli ha per valorizzare gli investimenti miliardari che il governo sta facendo. Quando si fanno investimenti di questa portata, tutte le amministrazioni hanno la responsabilità di mettere a terra piani di investimento in risorse umane e strutturali adeguati. In Europa la pubblica amministrazione, pur mantenendo il proprio ruolo ispettivo e di autorità, opera con una visione di crescita volta a favorire l'acquisizione di investimenti e nuove opportunità di business. È importante che le amministrazioni centrali — quella sanitaria e veterinaria in primis — prendano coscienza di questo. Non possiamo essere competitivi a livello europeo se non lavoriamo ad armi pari con il resto d'Europa: le interpretazioni delle norme europee non possono essere diverse, devono essere uniformi in tutta Europa. Altrimenti il rischio è di competere con i lacci delle scarpe legati».
La discussione sulla riforma portuale è arrivata in Parlamento. Cosa vi aspettate da questa riforma?
«La legge 84/94 ha bisogno di essere aggiornata. Su questa riforma ci sono importanti speranze: che possa garantire una migliore regia sovra-territoriale, valorizzare i grandi investimenti nei porti e individuare a livello nazionale priorità di intervento e scala degli investimenti. La principale preoccupazione degli operatori è che possa crearsi una sovrapposizione di competenze, un ulteriore livello autorizzativo, un'ulteriore firma o istruttoria che appesantisca i processi decisionali. Se — come speriamo — questi timori verranno fugati con norme che garantiscano celerità e qualità nei processi decisionali senza sovrapposizioni, allora l'Italia potrà finalmente avere uno strumento in grado di proiettare la nostra portualità oltre i confini nazionali. La possibilità per le Adsp di investire anche all'estero — come già fanno Barcellona, Anversa e Amburgo — sarebbe un elemento di assoluto interesse».
Quali priorità ha oggi Spediporto?
«Stiamo lavorando molto sul tema della digitalizzazione, che per noi significa semplificazione, tracciabilità e qualità. Abbiamo trovato una forte collaborazione sia dall'Adsp sia dall'Agenzia delle Dogane. È proprio attraverso questo coordinamento tra Authority, mondo degli spedizionieri e Dogane che si potranno raggiungere obiettivi importanti, tra cui il rilancio del pre-clearing e la sua integrazione con i processi di controllo attraverso il cosiddetto sportello unico dei controlli. È necessario fare uno scatto in avanti verso integrazioni sistemiche reali tra le amministrazioni, per rendere più efficiente il porto e i servizi che gli spedizionieri rendono alle merci una volta sbarcate».
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