In evidenza
Blue Economy
Shipping
Transport
Blog

Libia, ipotesi blocco navale / FOCUS

Il Cairo - È «l’unica cosa che si possa fare concretamente» in questo momento e l’Onu appoggerebbe una simile iniziativa dell’Italia col sostegno dell’Unione europea, ha dichiarato l’inviato speciale di Palazzo di Vetro, Bernardino Leon.

Rodolfo Calò
2 minuti di lettura

Il Cairo - I rappresentanti di Tobruk e Tripoli, le due capitali contrapposte che si fronteggiano armi alla mano nella Libia del dopo-Gheddafi aprendo così un varco all’Isis sul Mediterraneo, hanno avuto oggi un primo contatto diretto in Marocco sotto la mediazione dell’Onu mentre si registrano progressi verso un governo di unità nazionale. E mentre le stesse Nazioni Unite indicano un ruolo che potrebbe giocare l’Italia: pattugliare le coste libiche per impedire che qualcuno faccia arrivare armi ai jihadisti dello “Stato islamico” o a chiunque sia a favore della guerra. È «l’unica cosa che si possa fare concretamente» in questo momento e l’Onu appoggerebbe una simile iniziativa dell’Italia col sostegno dell’Unione europea, ha dichiarato l’inviato speciale di Palazzo di Vetro, Bernardino Leon. D’altro canto, ha ricordato, senza un accordo fra Tripoli e Tobruk sarebbe «poco realistico pensare a un qualsiasi tipo di intervento militare» anche solo di «peacekeeping». Un invito alla prudenza condiviso dal premier Matteo Renzi che stasera - rispondendo a una domanda del Tg1 sulla Libia, dopo che ieri il responsabile di Frontex aveva parlato fra l’altro di un ipotetico arrivo di mezzo milione di profughi dal Paese nordafricano - ha sottolineato: «Niente allarmismi e niente visioni superficiali. Tutte le ipotesi sono in campo. Quello che è importante è non sparare numeri a casaccio».

Per l’Italia, del resto, «è ora cruciale» che vada in porto il negoziato a Rabat, ha commentato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ricordando che «la Marina italiana sta già facendo il suo lavoro». E in caso di accordo ai negoziati sarà «l’Europa» a dover «rafforzare la presenza navale di controllo e di salvataggio in mare». L’Alto rappresentante della Politica estera dell’Ue, Federica Mogherini, ha ricordato da parte sua che attraverso Frontex e la Marina italiana l’Ue è «già presente nel Mediterraneo» per controllare le frontiere e «salvare migranti» e questo «non va legato ad alcuna forma di blocco navale della Libia». In attesa d’un accordo in Libia, «è troppo presto» per parlare di «qualche presenza navale», ha avvertito il capo della diplomazia europea. Considerando le ipotesi circolate a margine del consiglio di sicurezza dell’Onu, alle Nazioni unite non si parla in effetti di blocco navale anti-immigrazione - cosa che sarebbe in contrasto con il diritto internazionale e con la stessa normativa dell’Onu - ma di una forza marittima di pattugliamento internazionale per assistere il governo libico nell’impedire l’ingresso di armi che potrebbero finire ai jihadisti e l’esportazione illecita di petrolio. Come ha notato l’ex-premier Romano Prodi «non si vede perché non ci sia unità di azione» contro lo Stato islamico da parte di Tobruk e Tripoli che entrambe, pur divise fra islamici e “laici”, «hanno interesse che il Paese non vada in mano all’Isis». E un passo verso questa unità è stato fatto a Skhirat, nei pressi di Rabat: per la prima volta, seppure solo per ascoltare un discorso di Leon e del ministro degli esteri marocchino e non ancora per trattare fra loro, i rappresentanti delle due “capitali-rivali” sono entrati in contatto diretto lasciando le stanze separate da cui avevano comunicato il mese scorso a Ghadames, in Libia, e negli ultimi tre giorni in Marocco.

Protagonisti della piccola svolta, i rappresentanti delle due principali fazioni che si contendono la Libia: l’esecutivo riconosciuto internazionalmente di Tobruk e quello auto-proclamato nonchè filo-islamico che si rifiuta di cedere il potere a Tripoli. Pur triangolando attraverso Leon, negli ultimi tre giorni di colloqui si profila dunque quello che l’emissario di Ban Ki-moon saluta come un «importante progresso» verso un governo di unità nazionale. E verso l’auspicio di una fine, o almeno di un congelamento, delle ostilità.

I commenti dei lettori