la gara
tirrenia, ore decisiveper la privatizzazione
Sale la suspence sul dossier Tirrenia. La gara per la privatizzazione è arrivata al rush finale e manca, ormai, poco più di una settimana alla presentazione delle offerte vincolanti mentre un altro importante appuntamento è quello di martedì prossimo, giorno in cui il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, ha convocato i sindacati. Rispetto ai 16 soggetti che, ad aprile, avevano manifestato il proprio interesse all’acquisto del 100% della società di navigazione pubblica e della società regionale Siremar, il numero si è drasticamente ridotto, probabilmente, a due soggetti. A presentare la propria proposta definitiva sarà Mediterranea Holding, che il 18 giugno ha comunicato all’azionista Fintecna, la composizione della cordata. La newco, costituita dalla Regione Sicilia e dal gruppo Lauro, ha allargato la propria compagine azionaria alla Ttt Lines di Costantino Tomasos, al raggruppamento di operatori turistici campani e lavoratori marittimi Isolemar, all’ex presidente di Confitarma, l’armatore Nicola Coccia, e, sorpresa dell’ultima ora, alla famiglia Busi Ferruzzi. Più incerta sembra la posizione del fondo britannico Cinven, che, secondo alcuni rumors circolati con insistenza negli ultimi giorni, potrebbe decidere di non compiere il passo finale. A quel punto, Mediterranea Holding correrebbe da sola l’ultimo miglio della gara. Uno scenario, quello che si è determinato in queste settimane, che suscita forti apprensioni tra i sindacati. Un esito negativo della gara, nel caso non andasse in porto l’offerta di Mediterranea Holding, potrebbe aprire, tra l’altro, la strada al temuto spezzatino, cioè alla messa in gara delle singole tratte. Un’opzione, questa, che, invece, era stata caldeggiata dal mercato, che aveva, invece, contestato la scelta di vendere in blocco Tirrenia e Siremar.
È in un contesto ancora carico di incognite e di incertezze che, martedì prossimo, Matteoli incontrerà Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl. I sindacati chiedono, senza mezzi termini, di scoprire le carte su quello che sarà il futuro di Tirrenia. E non nascondono i loro timori per il rischio che, per la società, «si aprano scenari drammatici». Nei giorni scorsi, i sindacati hanno definito la piattaforma di richieste che presenteranno al ministro Matteoli. Le sigle sindacali chiedono, in primis, garanzie su salari e occupazione e sui piani industriali messi a punto dai potenziali acquirenti. Più nel dettaglio, i sindacati chiedono «omogeneità di soluzioni per tutti i lavoratori del gruppo Tirrenia; mantenimento dei livelli occupazionali e salariali; garanzie sugli obblighi di servizio pubblico; confronto preventivo ed approfondito sugli eventuali piani industriali che dovranno contenere apposite clausole sociali di salvaguardia». E, ancora, «idonei ammortizzatori sociali in caso di esuberi di personale (peraltro preannunciati senza riferimento ad alcun piano industriale a noi noto); l’adeguamento della prevista sovvenzione poiché insufficiente (mancano circa 15 milioni di euro) ed i cui effetti si scaricherebbero sulle spalle dei lavoratori; la «garanzia di continuità delle prestazioni erogate ai lavoratori da parte di Ipsema».
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