In evidenza
Blue Economy
Shipping
Transport
Blog

Il retroscena

tirrenia, tornanoin campo i big

2 minuti di lettura

Tornano in pista i big, perde pezzi e si avvia a un probabile scioglimento la cordata Mediterranea Holdig dopo la bocciatura di Fintecna. Grandi manovre intorno al destino di Tirrenia: la compagnia pubblica naviga in acque sempre agitate ma, paradossalmente, la bocciatura di Mediterranea potrebbe facilitare una privatizzazione in extremis con la partecipazione di uno (o più) dei grandi gruppi armatoriali italiani, evitando così la liquidazione. A patto che il commissario Gianfranco D’Andrea proceda con la separazione di Siremar dalla capogruppo, mettendo in vendita le due realtà separatamente.

«L’ho sempre detto e lo ribadisco - ha spiegato ieri al Secolo XIX Vincenzo Onorato, numero uno di Moby - se viene messa in vendita solo Tirrenia, senza Siremar, noi siamo disponibili. La compagnia si può ancora salvare, ma bisogna volerlo». Altri grandi gruppi, che per ora rimangono coperti, sarebbero interessati a giocare la partita. Tanto che si parla di una nuova cordata, questa volta con più possibilità di arrivare in fondo all’impresa dell’acquisto dei traghetti pubblici di quelle che aveva Mediterranea. I soci della cordata che vede la partecipazione della Regione Sicilia, spiega il presidente Salvatore Lauro, si vedranno nelle prossime settimane con l’obiettivo di varare l’aumento di capitale a 25 milioni di euro. «Andiamo avanti così, magari cercando di rafforzare la compagnie azionaria» spiega il presidente. Ma, tra gli altri soci, la prospettiva di un aumento di capitale è rigettata con forza, a partire dalla Ttt Lines di Alexis Tomasos, che di Mediterranea è amministratore delegato. Altri soci mettono in dubbio la solidità del patto con la Regione Sicilia, tanto più se D’Andrea proseguirà sulla strada delle vendite separate. È stata propria la decisione di unire in un’unica gara Siremar - fortemente legata ai contributi statali- e Tirrenia a far scappare i grandi armatori dalla prima gara. Anche perché nessuno voleva evidentemente mettersi contro la Regione Sicilia, con la prospettiva di dover poi comunque dipendere da questa per le sovvenzioni. C’è un’altra ragione per cui, ora, gli armatori potrebbero essere più interessati a rilevare Tirrenia di prima: l’accesso alle procedure previste dalla legge Marzano potrebbe permettere al commissario di scorporare la parte buona di Tirrenia dai debiti, che sarebbero confinati in una bad company da far fallire. Sarebbe un bel regalo ai privati, certo, ma è anche vero che lo sarebbe stato anche, così come era previsto dalla prima gara, l’accesso a finanziamenti garantiti per dieci anni, finanziamenti su cui comunque pendeva il giudizio della Commissione Ue. Si tratta comunque di una corsa contro il tempo. Dando per scontata l’impossibilità di chiudere tutto entro il 30 settembre, come vorrebbe l’Ue, resta comunque la necessità di accorciare i tempi anche per rassicurare i creditori.

I debiti così come dichiarati ai giudici che hanno dichiarato lo stato di insolvenza di Tirrenia sono pari a 646 milioni di euro. In cassa ci sono 12mila euro.

Samuele Cafasso
cafasso@ilsecoloxix.it

I commenti dei lettori