In evidenza
Blue Economy
Shipping
Transport
Blog

il 30-31 agosto

tirrenia, in 300non scioperano

1 minuto di lettura

Guerra di nervi in Tirrenia sullo sciopero del 30-31 agosto proclamato dalla Uiltrasporti, Orsa e Federmar Cisal. Ieri 300 marittimi che lavorano a bordo di Athara e Bithia (in servizio da Genova a Porto Torres con tre corse al giorno) e Sharden e Nuraghes (in servizio da Olbia a Civitavecchia con tre corse al giorno) hanno scritto una lettera al ministro dei Trasporti Altero Matteoli dove annunciano che non aderiranno allo sciopero: «Diciamo ai passeggeri Tirrenia di non preoccuparsi, noi garantiremo il servizio». Ma avvisano i trecento - se nell’incontro fissato con il governo per il sei settembre non ci saranno risposte serie, «i lavoratori si faranno sentire». Una lettera che Matteoli dice di aver apprezzato: «Auspico che anche gli altri lavoratori di Tirrenia dimostrino lo stesso senso di responsabilità, evitando irreparabili disagi ai viaggiatori». Contro lo sciopero si è schierato anche il presidente della Sardegna, Ugo Cappellacci, che chiede «l’applicazione rigorosa delle norme» fino alla precettazione, per non pregiudicare la libertà di circolazione di sardi e turisti. Intanto all’offerta annunciata di Moby e a quella di Mediterranea, ieri si è aggiunta quella di Nicola Coccia, ex numero uno di Confitarma, che a Radio 24 ha annunciato una cordata «con un armatore italiano e un armatore greco». Ma Franco Nasso, Cgil, si dice critico contro «chi non si è fatto avanti durante la gara e oggi si propone per acquistare Tirrenia a prezzi stracciati». Il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia invece ripete: «Possibile una soluzione simile a quella utilizzata per Alitalia, con la creazione di una bad company». In questo scenario, getta un sasso nello stagno Beniamino Leone, numero uno dei marittimi della Fit Cisl, chiedendo un tavolo nazionale per il cabotaggio: «Non c’è solo Tirrenia nei guai: a quanto mi risulta gli affari non vanno benissimo nemmeno in Moby e Gnv, se continuiamo a dividerci e litigare l’Italia rischia di vedersi soffiare quote di mercato da altri armatori europei, spagnoli e francesi, pronti a entrare nel nostro Paese». E, sullo sciopero, sfida sia la Uil che il governo: «Non ci sono le motivazioni ora per uno sciopero che sarebbe preventivo e che sarà controproducente nella misura in cui metterà i lavoratori contro l’opinione pubblica. Allo stesso tempo, il governo sbaglia a precettare. Serve un passo indietro da parte di entrambi. E intanto chiediamo a Matteoli di muoversi per richiedere a Bruxelles un allungamento delle convenzioni, che scadono il 30 settembre».

I commenti dei lettori