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L’INTERVISTA

FAIN, SULL’ITALIASFIDA A COSTA E MSC

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«Questi oggetti costano centinaia di milioni di dollari. Se non fossimo certi della loro utilità, lei crede davvero che li faremmo costruire?». Sono passati cinque anni da quando Richard Fain, intervistato dal Secolo XIX a Londra, parlava così della Freedom of the Seas, 155.000 tonnellate di stazza lorda, la più grande – a quei tempi – nave passeggeri del mondo. Da quel giorno sono cambiate molte cose. Royal Caribbean ha aumentato la flotta con altre due navi della classe Freedom (la Independence e la Liberty) e, un anno fa, ha superato il proprio record con Oasis of the Seas: 225.000 tonnellate, 360 metri di lunghezza, 5.400 passeggeri. Oggi, a Port Everglades, Florida, è il giorno della Allure, gemella di Oasis.

Fain ricorda bene la frase pronunciata cinque anni fa. Le navi continuano a essere «oggetti costosissimi» ma, a differenza di allora, la situazione economica è cambiata radicalmente. Per portare a termine Allure, un oggetto costato 1 miliardo di dollari, è stato necessario l’intervento della società finlandese per l’esportazione, Finnvera, che nel dicembre 2009 ha assicurato l’80% del finanziamento. Senza quella garanzia, la consegna della nave sarebbe slittata di chissà quanti mesi. Allora, la domanda è quasi scontata: ha avuto senso investire in navi così grandi e costose, a maggior ragione per una compagnia quotata in Borsa? Fain, dal 1988 numero uno di Royal Caribbean e, secondo la rivista Forbes, fra gli uomini più potenti d’America, risponde senza perdere il sorriso: «Sì, ne sono convinto».

Con Allure of the Seas avete preso in consegna cinque mega-ships negli ultimi cinque anni. Che cosa c’è dietro un piano industriale così ambizioso?

«Si tratta semplicemente di voler essere i migliori. E’ vero quello che lei dice: le nostre navi sono le più grandi in circolazione, sono navi da record. Sono oggetti che sorprendono. Ma il nostro obiettivo è sempre stato un altro: ridefinire gli standard delle crociere. Essere sicuri che ogni passeggero si goda la vacanza della vita. In questo senso, siamo sempre stati pionieri del settore. Abbiamo trasformato l’inimmaginabile in realtà».

“Le navi sono oggetti costosissimi”: sono parole sue. Voi avete iniziato a ordinarle prima della recessione. Oggi rifarebbe la stessa scelta?

«L’interesse per queste navi, che io definisco rivoluzionarie, è sempre molto forte. La recessione finirà, come tutte le recessioni: a quel punto Royal Caribbean sarà in una posizione privilegiata e la sua flotta sarà formidabile. Poi, è vero che siamo stati fortunati a ottenere i finanziamenti, non lo nego. Ma la cosa più confortante è che i clienti continuano a prenotare vacanze a bordo delle nostre navi. Quindi sì, è una scelta che rifarei».

A proposito di fortuna: il vostro settore è uno dei pochi a essere usciti illesi, o quasi, dalla crisi globale. Come se lo spiega?

«Quando i tempi si fanno difficili, le persone cercano di scappare dalla routine. Cercano emozioni, esperienze uniche. Senza eccedere nella spesa, naturalmente. Fra tutte le opzioni-vacanza, la crociera è quella che offre il migliore rapporto qualità/prezzo. Oggi la gente ha bisogno di questo, più che mai. Sa cosa offriamo noi, prima di tutto? Quello che definisco “Wow!”. L’entusiasmo di una vacanza indimenticabile, a buon prezzo. La crisi è stata incredibilmente dolorosa, ma è stata anche utile perché ha messo alla prova la capacità di resistenza della nostra azienda».

Royal Caribbean ha concluso un drastico programma di taglio dei costi.

«E’ stata una scelta difficile ma necessaria, iniziata a metà del 2008, quando la crisi ha raggiunto il suo apice. Fortunatamente il fatto di essere presenti ovunque, in tutto il mondo, ci ha permesso almeno di riempire le navi. E i rapporti con i finanziatori e i committenti non si sono deteriorati, in un panorama mondiale desolante. Così, il nostro debito è cresciuto in modo accettabile. Ma, ripeto, la nostra salvezza sono stati i clienti».

Avete speso molto in nuovi ordini, negli ultimi anni. Non crede che sia arrivato il momento di fermarsi?

«Per il momento non ci resta che osservare quello che succede, giorno dopo giorno. Una cosa è certa: non abbiamo in programma altre navi come Oasis e Allure, che rappresentano la massima espressione della nostra capacità innovativa».

Royal è un marchio molto forte negli Stati Uniti e nel Nord Europa. Nel Mediterraneo avete sfidato giganti del calibro di Costa e Msc. E’ stata una scelta giusta?

«Rispondo con un dato: abbiamo aumentato la nostra presenza in tutti i mercati europei e mediterranei. Significa che ci crediamo. Per quanto riguarda l’Italia, è uno dei Paesi con l’obiettivo di crescita più elevato del 2011. Ci aspettiamo un aumento del 70% rispetto al 2010, e per raggiungerlo abbiamo raddoppiato la forza vendita. Contiamo molto sulle nuove offerte, come Mariner of the Seas in partenza da Genova e Voyager da Venezia».

Perché questo interesse per le città italiane?

«L’Italia è una delle mete più attraenti al mondo. Ma non è solo una destinazione: è anche un mercato preziosissimo, che cresce anno dopo anno. Il 2011 sarà un anno decisivo. Avremo 17 navi posizionate in Italia e 8 in partenza da porti italiani».

Che cosa cambierà, a livello globale, nel mondo delle crociere dopo la recessione?

«Per quanto ci riguarda, nel 2012 avremo una flotta di 42 navi. Saremo presenti in Brasile, India, Australia, Dubai, Europa... Stiamo lavorando per crescere. E non saremo solo noi a beneficiare di questa politica, ma tutta l’industria crocieristica».

Lei lavora in questo settore da più di trent’anni. Ha ancora la forza di essere ottimista?

«Sono molto ottimista».

FRANCESCO FERRARI

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