Il commento
Cofferati: «Cosìsi chiude il futuro»
Quello che colpisce immediatamente del piano industriale di Fincantieri è la linea strategica del gruppo. Linea che si può sintetizzare così: di fronte a una crisi di domanda del prodotto rispondiamo riducendo in proporzione la nostra offerta attraverso la cancellazione, l’abbandono, di una robusta quota della nostra capacità produttiva. Va poi da sé che tutto ciò avviene con la soppressione di un numero enorme di posti di lavoro e con la chiusura di stabilimenti gettando nel dramma migliaia di famiglie e la loro comunità. Tutto ciò avviene nella totale indifferenza della proprietà, cioè del governo, che si rende così doppiamente colpevole, sia come esecutivo privo di una politica industriale, sia come gestore incapace di affrontare un momento difficile con coraggio e lungimiranza. È stato detto più volte che la cantieristica è un comparto nazionale, importante e avanzato della nostra struttura produttiva, un settore capace di esportare grazie anche alla qualità del prodotto e ai robusti contenuti di tecnologia dello stesso. In nessuna parte del mondo le difficoltà di un settore con queste caratteristiche vengono affrontate come fa Fincantieri con il silenzio del governo. Chiudere cantieri vuol dire dare per scontato che il calo della domanda è strutturale e che non ci sono condizioni per competere efficacemente sul mercato che rimane. Non sono vere né l’una né l’altra cosa. La crisi economica nel mondo e in Europa non è finita, e i suoi effetti si sono fatti sentire e si faranno ancora sentire, ma i Paesi più industrializzati stanno operando perchè ci sia ripresa e crescita in tempi accettabili. Se ciò avverrà, ma nel frattempo avremo ridotto la nostra capacità produttiva, non troveremo nessun vantaggio dalla crescita.
Per questo le azioni necessarie sono completamente diverse. In primo luogo serve definire un preciso orientamento europeo di sostegno ad un settore così importante per molti paesi dell’Unione. Per questo, assieme al responsabile economico del Pd Stefano Fassina e ad altri miei colleghi parlamentari europei ho scritto al vice presidente della Commissione Europea con delega all’industria Antonio Tajani per apprezzare la sua disponibilità ad attivare il Fondo Europeo di adeguamento alla globalizzazione, misura indirizzata a sostenere l’occupazione ma soprattutto per sollecitargli una promozione effettiva dell’attività produttiva. Dalla crisi non si esce “accompagnando meglio” fuori dai cantieri liguri e campani migliaia di lavoratori, bensì tenendo aperti e qualificando questi siti produttivi.
Esistono condizioni e ragioni perchè l’Europa definisca un piano che incentivi un’azione di revisione delle flotte per favorire la sicurezza dei navigli e il risparmio energetico in funzione ambientale anche attraverso un programma di rottamazione delle imbarcazioni inadeguate o inquinanti. Nel contempo le aziende e i governi devono incrementare e incentivare l’innovazione sia del prodotto che delle strutture produttive. Insomma per Fincantieri è necessario cambiare profondamente il piano industriale e per il governo occuparsi seriamente di un vitale settore produttivo. Alla chiara e comprensibile reazione dei lavoratori e dei cittadini delle comunità colpite va data una risposta. Per cominciare sarebbe utile che la presidenza del Consiglio si assumesse l’onere di coordinare il confronto che si avvierà e che gli incontri venissero anticipati Che cosa si aspetta ancora?
Sergio Cofferati
(Parlamentare europeo Pd, ex segretario generale Cgil)
I commenti dei lettori