Omicidio plurimo
In cella il comandantedella Costa Concordia
Grosseto - È stato condotto in prigione a Grosseto il comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino. I reati contestati a Schettino e al primo ufficiale in plancia, Ciro Ambrosio, sono omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono della nave mentre c’erano ancora molti passeggeri da trarre in salvo. Secondo quanto risulta agli inquirenti, infatti, il comandante, 52 anni originario di Napoli, già verso le 23:30 avrebbe lasciato la nave. A quell’ora però ancora gran parte degli ospiti e dell’equipaggio stava ancora aspettando di essere evacuata. Gli ultimi a lasciare la Costa Concordia lo hanno fatto non prima delle 2,30-3:00 della notte scorsa.
Il comandante della Concordia «si è avvicinato molto maldestramente all’Isola del Giglio, la nave ha preso uno scoglio che si è incastrato sul fianco sinistro, facendola inclinare ed imbarcare tantissima acqua nel giro di due, tre minuti». Lo ha detto il procuratore di Grosseto Francesco Verusio.
Non sono ancora stati ispezionati i ponti sommersi della nave. Le condizioni di sicurezza, infatti, non hanno consentito ai sub dei vigili di entrare nella parte sommersa, mentre i sub sono al lavoro per supportare l’intervento del personale speleo-alpino-fluviale che sta ispezionando gli altri ponti che sono fuori dall’acqua.
LA DIFESA - «Quella roccia non era segnalata sulla carta, non c’era, non doveva esserci». Il comandante Francesco Schettino ripete il ritornello come un bambino che ha imparato la poesia a memoria: ai soccorritori che l’hanno salvato su una roccia dell’isola del Giglio a due passi dal porto, agli investigatori che da questa mattina stanno cercando di capire come e perché la Concordia, gioiello della Costa Crociere, sia finita contro uno scoglio a meno di duecento metri dalla riva. In un punto dove non avrebbe dovuto essere. Schettino - che, secondo la compagnia, era sul ponte di comando al momento dell’incidente - sa bene che la sua versione fa fatica a tenere. E non è un caso che sull’isola più di un abitante va incontro ai cronisti per dire che no, non è proprio vero, che “Le scole” - così si chiamano il gruppo di scogli dove è finita la corsa della Concordia - non ci sono sulle carte. «Le isolette attorno al Giglio, come Le scole, sono tutte ben segnalate sulle mappe - afferma sicura Stefania Pini, titolare di un bar al porto - chi va per mare questo lo sa e lo sappiamo bene noi dell’isola». Ma Schettino va dritto per la sua strada: «È successo che mentre camminavamo con la normale navigazione turistica ci siamo scontrati con uno spunzone di roccia che non era segnalato. Eravamo a 300 metri dagli scogli e quello sperone non doveva esserci. Io e l’equipaggio siamo stati gli ultimi ad abbandonare la nave».
LA VERSIONE DI COSTA CROCIERE - Fa muro anche la compagnia, anche se non può non ammettere che quella navigazione così vicino alla costa è quantomeno anomala. E va spiegata al più presto. «Sarà l’inchiesta della magistratura a chiarire se si sia trattato di un guasto tecnico o di altro. Da parte nostra ci sarà una collaborazione franca, completa e trasparente con l’autorità giudiziaria» dice Gianni Onorato, il direttore generale della Costa Crociere spedito al Giglio per assistere gli oltre 3mila passeggeri nel miglior modo possibile e cercare di spiegare una tragedia che ha ancora diversi punti oscuri. Parole che, di fatto, non escludono l’errore umano. Quello che più o meno tutti, sull’isola, danno per certo. Costa Crociere, invece, esclude in maniera assoluta qualsiasi errore nelle procedure di evacuazione della nave. Nonostante diversi passeggeri abbiano raccontato che dal momento dell’impatto con lo scoglio, all’ordine di abbandonare la Concordia, sia passata oltre un’ora. «Le procedure di sicurezza ed evacuazione previste in questi casi sono state eseguite nei tempi corretti, le norme sono state rispettate dal comandante - spiega Onorato - e corretta è stata anche la decisione del comandante di evacuare la nave Concordia quando ha ritenuto che ci fossero le condizioni di sicurezza». Le cose si sono però complicate in seguito ad una «repentina inclinazione» del gigante lungo 290 metri, che ha reso difficile e in alcuni casi impossibile calare le scialuppe e le zattere così come previsto dalle procedure. Certo è che in quei momenti, dice Onorato, «l’unico che può prendere decisioni sui tempi è il comandante. E noi dobbiamo rispettarle».
«MOMENTO TRAGICO» - Così come è certo che «in 64 anni di storia questo è il momento più tragico per Costa Crociere» ammette a mezza bocca Onorato. Sapendo che si tratta di un duro colpo per la compagnia. «Ma il nostro pensiero in questo momento va alle vittime, alle loro famiglie, ai nostri ospiti e anche all’equipaggio, che ha operato in condizioni difficilissime. Quando saremo certi che tutti gli ospiti e l’equipaggio saranno tornati a casa - conclude il direttore generale - allora capiremo i motivi dell’incidente. E soprattutto avvieremo un’indagine per far sì che non avvenga mai più».
I commenti dei lettori