Il comandante
«mamma, qui è successauna tragedia...»
Napoli - I primi a scaricarlo sono stati i suoi colleghi. Fin dalle prime ore del mattino, quando le immagini della tragedia del Giglio stavano iniziando il loro giro del mondo. «Impossibile giustificare un errore del genere»: una frase ripetuta decine di volte, quasi sempre in forma anonima, di fronte a taccuini e microfoni. Parole amplificate dai siti Internet, dalle radio locali e nazionali. È così che l’immagine dell’ufficiale «pignolo, precisissimo, un amante del mare prima di tutto», come lo descrivevano ancora ieri sera amici e familiari, si è dissolta in meno di mezza giornata. Marittimo per passione, un amore di quelli che scorrono nelle vene, discendente di una famosa famiglia di armatori, i Cafiero: Schettino ha sempre lavorato come comandante, prima sui traghetti Tirrenia, poi sulle petroliere Agip, negli ultimi anni sulle navi Carnival e Costa Crociere. Ieri mattina Franco (così lo chiamano gli amici, a Meta di Sorrento) ha telefonato alla madre ottantenne quando il sole non si era ancora affacciato sull’isola del Giglio: «È successa una tragedia, mamma, la nave si è incagliata... Tu devi stare tranquilla, ho cercato di salvare tutti. Per un po’ non potrò mettermi in contatto con voi, ma voi non preoccupatevi».
Che il comandante Francesco Schettino non avrebbe terminato la sua giornata a piede libero, col passare delle ore, è diventata una certezza. Il primo a sbilanciarsi sulla responsabilità umana è stato Raffaele Aiello, amministratore delegato della linea di traghetti Snav: «Si è trattato di un errore umano molto grave - ha spiegato all’agenzia Ansa - L’ufficiale, che evidentemente in quel momento era al comando della Costa Concordia, ha fatto rotta troppo sotto costa, non seguendo quella tracciata dal comandante, e il tutto senza guardare le mappe nautiche. Ciò ha prodotto l’urto con gli scogli, che immagino sia stato violentissimo vista la massa di questo tipo di imbarcazioni, stimata tra le 130 e le 150 mila tonnellate». Navi come la Concordia «sono un miracolo di tecnologia», ha aggiunto Aiello, «ma i loro radar riescono a vedere soltanto le cose che emergono a pelo d’acqua, compreso ad esempio una bombola di gas che dovesse galleggiare a molta distanza. Intendo dire che il sistema di navigazione, che utilizza anche un cartografo satellitare, “batte” tutto ciò al di sopra della superficie dell’acqua». Discorso diverso per le secche e gli scogli, «che sono ben segnalati dalle carte nautiche e tutti si tengono a debita distanza. Ma il comandante della Costa Concordia, che non so chi sia, è stato molto bravo: una volta accaduto l’impatto, molte miglia prima di dove si è poi andata a fermare, è stato molto abile nel portare la nave verso terra, trovando poi un’area utile per farla “appoggiare” sugli scogli».
Un comandante di lungo corso interpellato dalla stessa agenzia Ansa (A.C. le sue iniziali) è stato ancora più netto: «La rotta da Civitavecchia a Savona passa lontano dall’Isola del Giglio. Nella navigazione commerciale tradizionale l’isola viene lasciata a dritta. Se si passa all’interno, ci deve essere un motivo specifico, un’avaria o la volontà di osservare la costa dal quel lato». Secondo il comandante, che oggi è in pensione, non è escluso che a causa di un guasto tecnico gli ufficiali al comando abbiano perso il controllo della nave: «Se per qualche motivo una nave di quelle dimensioni varia la traiettoria di navigazione, c’è bisogno di molta acqua prima di rimetterla in rotta». Si è parlato anche di uno scoglio non segnalato dalle carte nautiche: «Lungo le rotte disegnate per navi di quelle dimensioni - ha ribattuto il comandante - ogni secca, ogni scoglio, è ampiamente indicato sulle carte. Il comandante non è tenuto a conoscerle tutte, ovviamente, ma di solito è supportato da una squadra di ufficiali di esperienza» .
Quando i grandi bastimenti sono in navigazione, così come le navi da crociera, la plancia di comando è sempre presidiata, anche la sera. «Queste navi hanno sofisticati sistemi di navigazione gestiti da computer - ha spiegato ancora il comandante - potrebbero navigare da sole, ma la plancia è sempre presidiata. La macchina è sempre assistita dall’uomo. C’è sempre una vedetta pronta a dare l’allarme in caso di necessità. Soprattutto quando si passa in un canale come quello tra il Giglio e la terraferma». Sulla Concordia, al momento della tragedia, si trovava anche un ufficiale ligure, Roberto Bosio, comandante in seconda sulle navi Costa. Ma ieri non era in servizio: stava rientrando a casa, a Sanremo, dopo l’ultimo imbarco. Era salito sulla nave a Civitavecchia, poche ore prima della sciagura.
Sara Terzani
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