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Costa Concordia

In Rete l’orgogliodell’equipaggio

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Genova - «Quattromila persone evacuate al buio, con la nave piegata, in meno due ore. Gli incompetenti non sono in grado di fare questo. VERGOGNATEVI. Non è vero che il comandante è sceso per primo, io sono andata via sull’ultima lancia partita e lui era ancora attaccato alla ringhiera del ponte 3, mentre la nave affondava. VERGOGNATEVI. Quattromila persone al buio... non sono scese da sole con la paletta e i secchielli: le abbiamo salvate noi. Non vogliamo ringraziamenti, è il nostro dovere, ma nemmeno sentire tutte queste fesserie sull’equipaggio impreparato».

Katia Keyvanian, membro dell’equipaggio di Costa Concordia, è un fiume in piena adesso che, passata l’emergenza, può dar sfogo ai suoi sentimenti. E il sentimento dominante non è la stanchezza dopo la notte passata senza mai tirare il fiato. Non è nemmeno il sollievo per lo scampato pericolo o la soddisfazione di aver salvato tante vite no: quello che prova Katia è tanta rabbia. «Perché abbiamo gestito un branco di pecoroni che facevano i filmini con il telefono mentre spogliavo una ragazza bagnata fradicia per metterla nella coperta termica, che fumavano in condizioni proibitive rischiando di dare fuoco al gasolio. Che non si sognavano di chiedere se avevo bisogno di aiuto mentre da sola tiravo su dal mare una persona con una corda legata al polso. E hanno anche la faccia di chiamarci incompetenti». Katia affida il suo sfogo a una pagina di Facebook nata poche ore dopo la tragedia della Costa Concordia: potrebbe chiamarsi “Orgoglio Concordia”, invece s’intitola “Costa Concordia Survivors’ friends”, che tradotto suona come Amici dei sopravvissuti della Concordia. La pagina si aggiunge a un gruppo preesistente di dipendenti ed equipaggi della compagnia italiana e ospita appunto gli sfoghi dei lavoratori della Costa: quelli che erano al Giglio la notte tra il 7 e l’8 gennaio e hanno vissuto tutto in prima persona. Quelli che l’hanno seguita da casa con le lacrime agli occhi e il cuore in gola. Quelli che sono stati richiamati al lavoro d’urgenza proprio in quei minuti lì, mentre la nave affondava, e da quel momento non hanno più staccato la spina.

«Giornalisti scrivete per favore che un comandante così non lo avremo MAI più e che l’orgoglio della nostra compagnia sono tutti quelli che lavorano bene, e ce ne sono tanti», è il commento che rimbalza da una dipendente della sede Costa di piazza Piccapietra a Genova dove, effettivamente, da sabato notte nessuno si è più fermato, nemmeno per fare pipì. I più arrabbiati, però, sono quelli che sulla Concordia c’erano e in coscienza raccontano di aver fatto tutto quello che c’era da fare: «Con la nave e piegata e un solo lato a disposizione per salvare 4000 persone». Ma tra le righe di rabbia c’è spazio anche per la trepidazione per i colleghi scomparsi. Ieri sera erano undici i membri dell’equipaggio che mancavano ancora all’appello. Costa Crociere, vuoi per una distribuzione delle competenze vuoi per politica aziendale, non fornisce alla stampa alcuna notizia sul suo personale: «Dovete chiedere alla Prefettura di Grosseto». E così è sulla pagina dei “sopravvissuti della Concordia” che, oltre all’orgoglio dei dipendenti, troviamo la disperazione dei colleghi perché nessuno ha più notizia del batterista Giuseppe Girolamo e di una donna Erika Soria. «Chi ha notizie scriva qualcosa - l’appello ripetuto come un mantra - per favore, aggiornate la pagina».

Francesca Forleo
shipping@ilsecoloxix.it

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