Il caso
Lo scoglio “invisibile”lo conoscevano tutti
Genova - Lo scoglio “che le carte non segnalano” è a pagina 354 di un manuale che moltissimi diportisti della domenica tengono sempre in barca e consultano come un testo sacro. Ecco il punto: «Passate a qualche centinaio di metri dalle “scole”. Il bassofondo roccioso è orientato verso il largo». Accanto, la cartina del tratto di costa con le profondità, che passano da 60 a 13 metri in un tiro di schioppo, e poi tutte le rocce affioranti. Lo scoglio “che non doveva essere lì”, il pezzo di granito che ha affondato la più grande nave mai naufragata, è segnalato chiaramente dal povero Mauro Mancini nella sua guida “Navigare lungocosta”, primo volume della collana Il Tagliamare (sedicesima edizione). Collana fortunata molto più del suo autore, che morì nel 1978 sulla nave della salvezza dopo aver passato 74 giorni su una zattera in pieno Atlantico con Ambrogio Fogar: la loro barca a vela, la leggendaria Surprise, era stata affondata da una balena, un’orca o chissà che altro. Certamente non da uno scoglio.
Sarebbe bastato ascoltare il consiglio di Mancini per evitare la tragedia della Costa Concordia. Lo sa anche il più terraiolo dei navigatori dilettanti che passare di notte a 150 metri dal Giglio è un rischio da non correre. Può essere pericoloso per una barchetta che pesca al massimo un paio di metri e manovra con facilità, immaginiamoci per un gigante di 112 mila tonnellate che viaggia a 15 nodi (quasi 30 chilometri orari), si immerge per otto metri e ha bisogno di moltissima acqua per fermarsi o completare una virata. Eppure è successo. Non solo: come scopriamo dall’inchiesta, quello del comandante Francesco Schettino è stato solo l’ultimo di una lunga serie di passaggi radenti, noti alle autorità (anche marittime) del Giglio, liete di rallegrare i turisti con una riedizione moderna della scena del Rex in Amarcord.
Nella plancia della Costa Concordia non ci sono le guide di Mancini, ma i più sofisticati strumenti di navigazione sul mercato, carte elettroniche dettagliate al massimo, ecoscandagli che misurano continuamente la profondità e disegnano su uno schermo il profilo dei fondali sottostanti. Se anche ci fosse un blackout, un generatore garantirebbe l’energia per far funzionare questi strumenti. E in ogni caso anche il più scarso dei marinai d’acqua dolce riesce a valutare a occhio se si è a un miglio (1,8 chilometri) dalla costa come prevedeva la prassi di queste “rotte turistiche”, o a 150 metri come risulta dalla scatola nera. Quel tratto di costa del Giglio è illuminato come un presepe: ci sono i fanali del porto, le luci delle case, l’illuminazione pubblica. Un altro comandante della Concordia, Massimo Calisto Garbarino, si beava di essere riuscito a vedere il flash dei fotografi e le “migliaia di turisti” che assistevano al passaggio della nave. Che spettacolo. Ma Schettino ha voluto fare di meglio. Alla faccia di Mancini.
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