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cLINI: «pRESTO LA LEGGESULLE ROTTE a rischio»

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Roma - Il governo starebbe pensando a una norma sulle rotte a rischio. Secondo la legge 51 del 2011 sarebbero i ministri dell’Ambiente e delle Infrastrutture a poter «prevedere misure precauzionali». Il ministro Clini lo ha confermato: è allo studio «un provvedimento» la cui «forma ancora non è definita». «La legge 51 del 2011 - dice Clini - prevede che il ministro dell’Ambiente e quello dei Trasporti possano» prendere in considerazione «limitazioni nelle aree a rischio». Inoltre, prosegue il ministro è «possibile promuovere accordi volontari ed autoregolati» con le compagnie. In relazione alla pratica dell’inchino Clini afferma che «queste consuetudini non possono più essere tollerate».

AREA A RISCHIO - Il disastro della nave Concordia mette a rischio un vero paradiso di biodiversità, uno dei pochi ancora ben conservati in Italia. Lo afferma Francesco Cinelli, sub e docente di biologia subacquea all’università di Pisa. «Il Giglio ha conservato dei fondali di qualità elevata perché l’isola ha pochi insediamenti umani - spiega l’esperto - il punto in cui la nave ha urtato gli scogli è uno dei più belli per le immersioni, con una grande biodiversità, e il punto su cui poggia è pieno di specie animali e vegetali». Il fondale del Giglio ha caratteristiche uniche nel Mediterraneo, spiega ancora Cinelli: «Questa parte dell’arcipelago toscano è un punto di interscambio, è un ecosistema a metà tra quelli del Mediterraneo meridionale e quello settentrionale. Il risultato di questa natura `ibrida´ è che ci sono molte specie rare altrove, come le praterie di posidonie, il coralligeno e le alghe calcaree, che danno asilo a una grande varietà di animali». Nella prateria di posidonie, si legge sul sito del Parco Nazionale dell’arcipelago, vivono moltissime specie di pesci, tra cui salpe e boghe, mentre sui fondali sabbiosi possiamo incontrare il grande bivalve “Pinna nobilis” e il cavalluccio marino: «Il pericolo adesso è che tutto venga compromesso dall’incidente - avverte Cinelli - non c’è solo la questione del carburante, che deve essere rimosso dalla nave: il relitto contiene tutta una serie di sostanze tossiche, dalle plastiche ai metalli pesanti, che se immersi in acqua per molto tempo potrebbero sciogliersi e finire nella catena alimentare».

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