la tragedia del giglio
la concordia scivola,il pericolo è l’abisso
Genova - Il gigante si muove, dicono gli esperti coinvolti nelle operazioni di salvataggio e messa in sicurezza della Concordia affondata. Movimenti minimi, qualche millimetro all’ora. Quanto basta per impedire ai sommozzatori di continuare a cercare nella parte immersa della nave i corpi dei dispersi. Il nucleo operativo della Protezione civile - Franco Gabrielli è stato nominato commissario - passa da una riunione all’altra: tecnici del ministero e di Costa Crociere, vigili del fuoco, capitaneria di porto, sommozzatori, ingegneri, specialisti della Smit Salvage di Rotterdam scesi al Giglio per rimuovere il carburante dalle 23 cisterne. «La situazione è molto complessa, delicata, viene aggiornata di ora in ora. Bisogna capire, misurare, valutare. Comprendere esattamente se è la nave che si muove o se sono i punti di appoggio che si piegano o le rocce che si briciolano sotto il peso della nave»: il genovese Massimiliano Iguera, amministratore delegato di Cambiaso Risso Service, azienda che rappresenta Smit in Italia, viene costantemente aggiornato dai suoi tecnici.
Le agenzie di stampa battono ipotesi di “ancoraggio” della nave. Carlo Podenzana di Bonvino, docente di Ingegneria navale all’Università di Genova e all’Accademia di Livorno, sostiene che un ancoraggio non solo sia «possibile», ma anche «auspicabile» e che «bisogna fare in fretta». L’obiettivo è frenare un eventuale scivolamento del relitto verso la profondità. Si studiano le tecniche, quelle utilizzabili, quelle più sicure. Emerge la possibilità di bloccare lo scafo con i rostri e di ancorare la nave alla costa utilizzando un sistema di cavi e pali, come mostra il disegno a fianco. «È prematuro parlare di quale tecniche utilizzare - dice Iguera - nella riunione di questa mattina (ieri mattina, ndr)si sono fatte altre considerazioni, non si è ancora in in quella fase decisionale».
Sempre ieri, intanto, in consiglio dei ministri è stato illustrato da Corrado Clini il provvedimento sulle rotte a rischio che, però, non è stato ancora approvato. Anche perché, insieme all’Ambiente, è coinvolto il ministero dei Trasporti che farà pesare la sua voce in capitolo. Rimane il fatto che il porto di Venezia, per sua iniziativa, vieterà il passaggio davanti a San Marco per le grandi navi, come anticipato ieri dal presidente dello scalo Paolo Costa.
A guardarla dal molo, la grande nave in ginocchio sembra sempre la stessa eppure, dice Nicola Casagli, studioso di grandi rischi naturali di Firenze chiamato dalla Protezione civile, «il relitto si muove: 7 millimetri a poppa, 15 a prua». Monitora quel che resta di Costa Concordia una costellazione di satelliti che registrano micro-movimenti del relitto. I dati vengono incrociati con le informazioni registrate dai prisma collocati sulla nave, dai sistemi laser e dai gps. Sott’acqua si muove Rov, un robottino subacqueo che spia il fondo alla ricerca di tracce, di corpi. Oggi potrebbero cominciare le operazioni di svuotamento delle 2.380 tonnellate di carburante. Gli esperti delle organizzazioni antinquinamento sono sul posto: da Castalia a Nave Orione della Marina militare, che ha base a Augusta, pronta a intervenire.
gilda.ferrari@ilsecoloxix.it
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