«pericolo di fuga»
La procura: in carcereFrancesco Schettino
Grosseto - Carcere per Francesco Schettino: può scappare all’estero, può inquinare le prove sulle sue responsabilità di comandante della nave Costa Concordia naufragata davanti all’isola del Giglio. La procura di Grosseto ne è convinta e lo ribadisce calando la carta del ricorso presentato oggi alla cancelleria del tribunale del riesame di Firenze contro l’ordinanza del gip Valeria Montesarchio. Il gip non ha convalidato il fermo in carcere contro Schettino e ha negato l’esistenza dei presupposti del pericolo di fuga e dell’inquinamento probatorio: una sconfessione che la procura grossetana non ci sta a subire, e ora si cerca una rimonta. Il ricorso è stato elaborato con molta accuratezza dal procuratore Francesco Verusio e dai suoi pm Pizza, Leopizzi e Navarro, che coordinano le indagini sul disastro navale. La procura ha motivato il ricorso sottolineando bene, tra gli altri aspetti, la questione del pericolo di fuga, su cui il gip aveva duramente evidenziato la circostanza che si trattasse di una mera ipotesi investigativa, con poche basi. Ma ci vorrà pazienza per sapere se secondo il riesame la procura esagerò nel chiedere il fermo in carcere per Schettino o se il punto di vista del gip sia stata poi eccessivamente «garantista».
L’udienza non dovrebbe tenersi prima di una ventina di giorni. E sulla data potrebbe influire il ricorso, non ancora depositato ma annunciato, della difesa: l’avvocato Bruno Leporatti punta ad azzerare anche gli arresti domiciliari a Schettino, perché ne ravvisa l’assenza dei presupposti. Il riesame, infatti, dovrà decidere se discutere insieme o separatamente i due ricorsi, trattandosi della stessa questione. Non solo. Gli inquirenti sanno che i destini processuali dell’inchiesta sono ancorati alle valutazioni del riesame, che è il secondo giudice, dopo il gip, ad incontrare in un procedimento il naufragio della Costa Concordia. La decisione del riesame avrà riflessi anche sul fronte delle indagini. Nuovi, eventuali indagati saranno decisi anche in base alle decisioni emerso dalle aule giudiziarie, oltre che sulla base dei riscontri investigativi e tecnici, a partire dal maxi-incidente probatorio che il gip dovrà pubblicizzare in decine di paesi esteri, anche usando il web.
A Grosseto si sta ipotizzando di allestire il palazzetto dello sport per accogliere una folla di periti e di consulenti, in rappresentanza, in teoria, di oltre 4200 persone offese - cioè tutte quelle a bordo tra passeggeri ed equipaggio - senza contare quelle che potrebbero farsi avanti nel caso di un eventuale disastro ambientale. E anche gli investigatori sono in attesa di eventuali nuovi input da parte del pubblico ministero, mentre proseguono gli accertamenti sul materiale informatico trovato nella nave, come l’hard disk di una parte della scatola nera e le centraline delle videocamere a circuito chiuso dentro la nave, che potranno svelare chi c’era e cosa accadde in plancia durante il naufragio per capire se ci sono state responsabilità anche nella fase dei soccorsi. E risposte sono cercate nella cassaforte di Schettino recuperata oggi, insieme alle valigie, al passaporto ed alcuni documenti.
Oggi il suo atteggiamento è stato definito «incomprensibile» dal presidente e ad di Costa Crociere, Pierluigi Foschi. «Schettino non aveva mai dato il minimo segno di defaillance né sul piano tecnico né sul piano umano. È sempre stato considerato come il miglior tecnico. Sapevamo che aveva un ego molto pronunciato, che amava mettersi in mostra. Ma nelle sue competenze, dava assoluta soddisfazione», ha detto Foschi, auspicando che sulle navi i capitani non debbano più avere «il potere assoluto».
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