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Ente Bacini, i big:«Privatizziamolo»

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Genova - Quest’anno, alla presentazione dei dati di bilancio di Ente Bacini nessuno stapperà bottiglie di champagne. La società che gestisce il polo delle riparazioni navali di Genova ha segnato, per il 2011, 75 navi entrate in bacino, il 30% in meno dell’anno prima, contro una media storica di circa 100 unità. Anche la “qualità” di navi e interventi ha segnato il passo: le operazioni sono durate mediamente meno giorni e il lavoro diciamo così più impegnativo è arrivato a novembre, con il rinnovo della nave di Costa Crociere “Romantica”, che la compagnia a fine lavori ribattezzerà “Neo Romantica”.

Il consiglio di amministrazione della società guidato dall’ad Luigi Aligata e nel quale ci sono rappresentanti dell’Autorità portuale, dei Riparatori navali e della Cooperativa Santa Barbara, ha deciso un cambio di marcia per la struttura, anche se la situazione è ancora piuttosto fluida. Tuttavia, una composizione è necessaria entro marzo, mese in cui il presidente dell’Authority Luigi Merlo vuole l’assemblea dei soci, con presentazione dei dati di bilancio (che saranno leggermente negativi). Ma assieme al bilancio, verrà anche avanzata una proposta di piano industriale, per poter rendere la struttura più solida, specie sotto il profilo commerciale. E proprio questo è il nodo, perché i soci risultano divisi.

Nelle discussioni portate avanti in Confindustria i “grandi” (come Mariotti e San Giorgio) accarezzano l’ipotesi di una struttura totalmente privata. Le aziende più piccole (e sono almeno 60) sono tendenzialmente contrarie, così come i sindacati, che guardano con preoccupazione alle attività Mariotti-San Giorgio a Marsiglia, dove già le due aziende hanno un cantiere totalmente privato. In mezzo Ente Bacini, che sta mettendo a punto la sua proposta: una concessione in esclusiva a medio termine “vuoto per pieno” ad aziende che ne facciano domanda (si presume, una delle big genovesi) in grado di garantire un sufficiente flusso di navi e lavoro anno dopo anno, su due bacini.

Gli altri tre bacini potrebbero ricevere navi in eccedenza dai “big”, o unità di armatori che scelgono autonomamente di riparare la nave a Genova, o di clienti portati dalle aziende più piccole, che per loro stessa struttura non possono richiamare clienti con la stessa costanza di cui è capace una grande società. Questo per il fatto che i “piccoli” - magari per dimensioni, più che per fatturato - sono specializzati in singole lavorazioni, e quindi non possono fornire a un armatore un pacchetto completo, ma più spesso lavorano in sub-appalto per i “grandi”, che non a caso si definiscono anche “contractor”, come avviene nelle opere pubbliche, dove c’è un grande soggetto che ripartisce il lavoro tra soggetti più piccoli.

La proposta di Ente Bacini lascerebbe i servizi (una quarantina di dipendenti, ad esempio gruisti, elettricisti ecc..) sotto la gestione della società pubblica. Beninteso che, seppure al momento la situazione contabile non impensierisce Palazzo San Giorgio, in futuro se fosse necessaria una ricapitalizzazione l’Authority potrebbe cedere parte delle sue quote e diminuire il suo peso nell’azionariato, ora ripartito tra due società: Riparazioni Navali al 95% (Autorità portuale 55%, società dei Riparatori, cioè le imprese grandi e piccole insieme, al 35%, Cooperativa Santa Barbara 10%) e ancora 5% sotto controllo diretto della società Riparatori.

Alberto Quarati

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