il dopo concordia
costa crociere, prenotazioni giù del 50%
Genova - Il gruppo Carnival prevede nel 2012 per la controllata Costa Crociere una perdita di 100 milioni di dollari, o una «variazione di 500 milioni rispetto alla stima sugli utili fatta in precedenza». Lo ha detto il vicepresidente del colosso americano, Howard Frank, presentando agli analisti finanziari i risultati del primo trimestre del 2012. Frank ha anche aggiunto che Costa, all’indomani della tragedia della “Concordia”, ha perso l’80-90 per cento delle prenotazioni, «ma adesso sta viaggiando su un meno 40-50 per cento». Per quanto riguarda invece “Allegra”, l’unità naufragata alle Seychelles il 27 febbraio, Carnival ha ufficializzato il fatto che l’unità verrà demolita.
L’amministratore delegato Micky Arison ha aggiunto che dopo il disastro della “Concordia” (almeno 25 morti) è stata avviata una revisione interna per capire cosa è andato storto nelle procedure di sicurezza.
Sul futuro del marchio Costa, Arison per il momento assicura che la compagnia genovese rimarrà nella famiglia di Carnival perché «abbiamo fiducia nel fatto che riusciremo a riguadagnare la fiducia nel marchio e nella reputazione che la squadra manageriale ha costruito per la società, che ha profonde radici in Italia». Negli Stati Uniti il presidente di Carnival è molto conosciuto, soprattutto per essere patron della squadra di basket Miami Heat. Molto più che in Italia, Arison è stato criticato per la sua scarsa visibilità a seguito dell’incidente: «Non pensavo fosse necessario andare a mettermi di fronte a una telecamera» ha tagliato corto lui, aggiungendo però di essere vicino «alle famiglie delle vittime. Purtroppo, quando hai 100 navi in giro per il mondo, puoi aspettarti che capiti qualche sfortuna. Ma quello della “Concordia” è stato un terribile, terribile incidente, di cui mi scuso, e dobbiamo fare in modo che non capiti mai più».
Detto questo, Carnival ha chiuso il primo trimestre con una perdita netta di 139 milioni di dollari, a fronte dell’utile di 152 registrato nello stesso periodo dello scorso anno. Il caso “Concordia” fino a questo momento è costato - stima della stessa compagnia - 29 milioni di dollari. Riviste al ribasso anche le stime per l’intero anno: l’utile non si discute, ma gli azionisti saranno premiati con 1,40-1,70 dollari rispetto ai 2,42 dollari del 2011 e soprattutto ai 2,55-2,85 che erano stati messi in conto per la fine del 2012. Rivisto al ribasso anche il net revenue yeld, cioè l’incasso generato da ogni cabina a cambi costanti, fissato a tra il -2 e il -4 per cento a fronte della previsione annuale di inizio anno, che si attestava su un incremento compreso tra l’1 e il 2 per cento. Nei primi tre mesi il fatturato è comunque cresciuto: 3,5 miliardi di dollari, +4,8 per cento rispetto allo stesso periodo del 2010.
Circa la previsione delle vendite sull’interno anno, per il momento - come è emerso anche dalle stime degli operatori all’Itb di Berlino, la più grossa fiera internazionale del turismo, in corso questa settimana - nessuno può valutare integralmente l’effetto “Concordia” sul mercato, per il semplice fatto che mai prima del 13 gennaio si era verificata una tragedia simile. A livello di conti, Costa ha davanti a sé la variabile-processo, i risarcimenti già concordati (11 mila euro a persone) con i passeggeri naufragati, la class-action del Codacons a Miami (per 460 milioni di dollari) e l’incognita sempre aperta dei danni ambientali, dove per il momento la società è responsabile civile. Va detto che finora la situazione dell’agente inquinante più importante - e pericoloso sotto l’aspetto economico dei risarcimenti, cioè il bunker nei serbatoi - è tenuto sotto controllo grazie all’azione di pompaggio tutt’ora in corso. Rimangono gli altri agenti inquinanti a bordo della nave (soprattutto, i lubrificanti e detersivi) anche se finora secondo il ministero dell’Ambiente la presenza di questi elementi in mare è sotto la soglia di allarme.
Alberto Quarati
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