l’INTERVISTA
«Navi con Fincantieri?pOSSIAMO PARLARNE»
Miami - Difficile provare a capire il mondo delle crociere, se non si è stati a Bayside. La sede della Royal Caribbean è costituita da un gruppo di palazzine collegate da un portico, ampi parcheggi, palme. Nessuna grandeur. Michael Bayley è vicepresidente di Rccl, che con il Secolo XIX traccia un bilancio della situazione del settore alla chiusura del Cruise Shipping Miami, la maggiore fiera mondiale di settore.
Partiamo dall’Europa. La nostra crisi vi sta mettendo in difficoltà?
«In questo periodo sicuramente abbiamo visto un rallentamento, ma ci sono dei buoni indicatori per la ripresa. Prenda l’economia americana: proprio ieri la Borsa ha segnato la sua migliore giornata dal 2008. Questo significa che c’è una ripresa, e questa ripresa è destinata ad arrivare anche in Europa. Poi ci sono alcuni fondamentali che non cambiano, e chi ci spingono a credere e investire. Il basso indice di penetrazione, per esempio, oppure i periodi di vacanza, che più lunghi rispetto agli Stati Uniti. Preoccupati? Certo. Ma si ricordi che noi non lavoriamo con la prospettiva di un anno o due, ma sul lungo termine. Quindi non abbiamo fretta, aspettiamo».
I prezzi delle crociere sono scesi con la crisi. Caleranno ancora?
«Credo sarà molto difficile che lei trovi un manager di un’azienda che le dica “sì certo, vogliamo scendere ancora...”». Il Mediterraneo oggi è un’area meno tranquilla. A parte il Nord Africa, forse un suo cliente che vuole andare in vacanza da quelle parti, vede Atene in televisione e magari cambia idea... «Beh, se io devo prendere una vacanza con la mia famiglia lo faccio per riposarmi, dormire, mangiare, bere... Non certo per andare in mezzo alle rivolte di piazza, questo è chiaro. Sì, penso che ci potranno essere delle rinunce».
Avete già fatto due calcoli?
«No, sarebbe molto difficile. Anche perché non sappiamo su quali fattori fare le nostre valutazioni. Nelle prime settimane della Primavera araba abbiamo avuto un crollo drammatico. Ed è difficile capire come muoversi di fronte a eventi che sono imponderabili. Cambiare rotta, togliere la nave, andare avanti...».
Cambiamo continente. Parliamo dell’Asia.
«L’Asia è un continente con un potenziale enorme, sicuramente...».
E questo sono anni che lo diciamo. Ma quando esploderà?
«Ma guardi che è già esploso! Noi lì siamo la prima compagnia, abbiamo messo una nave importante come “Voyager of the Seas”. La Cina sta costruendo 12 diversi terminal crociere, con investimenti importantissimi».
Dal 2008 ad oggi quanto sono cresciuti i passeggeri in Cina?
«Del 100% ogni anno. Oggi siamo a quota 100 mila».
Qui a Miami è emersa una considerazione interessante. Uno dei modi per rivitalizzare il mercato delle nuove costruzioni sarebbe quello di introdurre una nuova “grande idea”, un po’ come accadde per le balconate, quando tutti gli armatori corsero a ordinare navi per avere la cabina col terrazzino. Le ce l’ha questa grande idea?
«Vede, quanto a idee, in questo mercato c’è chi guida e c’è chi segue. Noi siamo quelli che guidano. Le idee le abbiamo eccome, ce ne sono tantissime, ma non sono pubbliche. Lavoriamo sulla prossima classe di navi. Quando sarà il momento di uscire, allora torneremo a guidare tutti un’altra volta».
Ve la fareste costruire una nave da Fincantieri?
«Sì, certo. Ma una nuova classe di navi: noi oggi ne abbiamo cinque o sei, costruite in tre cantieri tra Francia, Germania e Finlandia. Non abbiamo mai spostato un progetto da un cantiere a un altro, troppo impegnativo e troppo costoso. Però una nuova classe... tenendo conto dei prezzi, e della produttività, certamente si può fare».
In passato avete dialogato?
«Sempre. Per ogni nuovo modello, noi partiamo da zero. Nessun cantiere ha mai avuto corsie preferenziali».
I cantieri asiatici vi interessano?
«Stx, la società che gestisce i cantieri dove costruiamo le nostre navi in Francia e Finlandia, è coreana. È evidente che loro stanno studiano la nostra tecnologia per poter costruire navi in Asia. Quando succederà? Non ho idea. Ma fare una nave non è come fare una torta. Ci vogliono delle conoscenze specifiche e io ogni volta che vado in cantiere rimango colpito dalla preparazione delle persone che ci lavorano. E’ un po’ con gli aerei: da quanti anni l’Asia punta a questo mercato? Eppure finora ci sono solo Boeing o Airbus. Viaggeremo su aerei cinesi? Sicuro, ma non sappiamo ancora quando».
In Asia solo Stx sta studiando le navi da crociera?
«No, anche altri big – da Samsung a Hyundai – sono sul dossier». Qualcuno vi ha presentato dei progetti? «No, perché siamo noi che li presentiamo al cantiere. Però lo studio è in corso, ed è sicuramente correlato alla crescita del mercato passeggeri in Asia».
Alberto Quarati
(inviato a Miami)
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