Tragedia Concordia
«Volevano SchettinOin galera fin dall’inizio»
Grosseto - «La telefonata ricevuta da Schettino alle ore una e 46 minuti da parte della Capitaneria di porto di Livorno è il primo atto di polizia giudiziaria della vicenda. L’intento era chiaro: far passare quel Comandante come unico responsabile della vicenda. Insomma, lo volevano in galera fin da subito». Così Bruno Leporatti, il difensore del comandante della Costa Concordia Francesco Schettino, oggi in una conferenza stampa dopo che sono state rese note le motivazioni con cui la Cassazione ha confermato i domiciliari per Schettino.
Il legale si riferisce alla ormai famosa telefonata con l’ufficiale della Guardia costiera Gregorio De Falco, pur senza mai nominarlo. È la telefonata in cui lo stesso De Falco dice a Schettino che sta registrando la conversazione. «Che qualcosa non abbia funzionato dopo l’impatto mi sembra chiaro. Gli aspetti rivelano che Schettino non ha avuto né collaborazione né supporto esterno dall’unità di crisi. La nave inoltre - dice Leporatti - non aveva i sensori di allagamento nei comparti invasi dall’acqua come invece Costa si è affrettata a mettere nella nave proprio in questi giorni che è stata varata. Leggendo tutte le carte che ci arrivano, contando che abbiamo più di quattromila avversari in questo processo, emerge un quadro costantemente nuovo. Ad esempio - dice il legale - non ho ancora visto la documentazione relativa all’interrogatorio di Roberto Ferrarini, capo dell’unità di crisi di Costa, sentito prima come persona informata sui fatti e poi come indagato».
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