Europa
Crociere, l’Italiarimane leader
Bruxelles. Con un giro d’affari di 4,5 miliardi di euro nel 2011, l’Italia resta il primo Paese d’Europa per quanto riguarda le crociere: lo ha accertato l’ECC (European Cruise Council), l’associazione europea che raggruppa e rappresenta le maggiori compagnie crocieristiche e che oggi a Bruxelles ha reso noti i dati relativi al 2011. In un settore che ha toccato i 36,7 miliardi di euro (+6% rispetto al 2010), l’apporto italiano nel 2011 è stato di circa 4,5 miliardi di euro. In flessione dell’1,9% rispetto all’anno precedente, ma comunque il primo a livello europeo. La flessione secondo l’ ECC è da attribuirsi alla riduzione del comparto cantieristico (-24%), mentre continuano a crescere tutti gli altri indici (+10%). L’Italia guida la classifica europea anche in termini occupazionali, con più di 100mila addetti direttamente o indirettamente impiegati, e un volume retributivo di oltre 3 miliardi di euro. Resta, infine, la prima destinazione crocieristica d’Europa: un passeggero su tre nel 2011 è partito da un porto italiano.
Fincantieri. Il settore delle crociere ha i fondamentali assolutamente sani, «ma per la costruzione di navi da crociera la domanda si è pressoché dimezzata rispetto ai primi anni 2000». La crisi della domanda «si riverbera anche sul settore cantieristico che pur ha fatto la sua parte riducendo negli anni la sua capacità produttiva». Lo ha detto oggi il presidente di Fincantieri, Corrado Antonini in margine alla riunione dell’associazione europea che raggruppa e rappresenta le maggiori compagnie crocieristiche e che a Bruxelles ha reso noti i dati relativi al 2011. Le ragioni della riduzione della domanda sono da ricercare - ha spiegato Antonini - «nel difficoltà a finanziare investimenti di una certa importanza, ma anche per il fatto di dover digerire una quantità notevole di navi che sono state costruite nel passato e quindi adesso, per alcuni anni a venire, ci sarà una domanda che non sarà in grado di soddisfare le capacità produttive dei cantieri». Insomma, rispetto ai quattro cantieri operanti in Europa la torta da dividere è più piccola «tenendo presente che sono rientrati nel mercato dei cantieri dell’estremo oriente». In concreto quindi: «La concorrenza diventa sempre più accesa - prosegue il presidente di Fincantieri -, una concorrenza che si fonda non solo sulle capacità di disegno e di esecuzione delle navi, ma anche sulla capacità di offrire condizioni finanziarie attrattive». Con la Commissione europea poi - ha concluso Antonini - «stiamo parlando su quello che dobbiamo fare da qui al 2020 per salvaguardare quel po’ di cantieristica europea che è rimasta, e che si è sempre più specializzata, e che occorre preservare sia dal punto di vista delle possibilità occupazionali sia sotto il profilo dello sviluppo tecnologico, non solo della cantieristica, ma di tutto la grande rete dei fornitori».
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