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La nuova Tirreniafuori da Confitarma?

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Roma - Cin (la società che controlla Tirrenia) pare intenzionata a non entrare in Confitarma, l’associazione di Confindustria che riunisce gli armatori italiani. L’amministratore delegato Ettore Morace tira il freno e dice di «non aver ancora deciso» ma comunque «la notizia che non deve uscire è che Cin farà un contratto Confitarma. Dobbiamo aprire una discussione, ma la nostra idea è partire da quello Fedarlinea, e di lì sviluppare un nuovo contratto».

Una mossa che ricorda in sedicesimo la scelta fatta dalla Fiat dall’inizio di quest’anno. Se qualche affinità si può trovare - nessuno può negare che come il Lingotto, anche l’ex flotta pubblica per anni è stato un grande ammortizzatore sociale - va detto che la storia alle spalle di Tirrenia giustifica l’ipotesi che proprio Morace ha ventilato ai sindacati nei mesi scorsi. Prima di tutto, il contratto di lavoro è scaduto e va rinnovato. Tempo ce n’è: due anni di clausola sociale che cristallizzano la situazione occupazionale così come è oggi. In secondo luogo, Tirrenia non è mai stata membro di Confitarma. Ultima superstite della flotta pubblica, oggi vive il paradosso di essere l’unica componente dell’associazione degli armatori di Stato, la Fedarlinea. Terzo, la gestione Pecorini ha lasciato una serie di stratificazioni e problemi che andranno comunque affrontati.

Attualmente, le navi Tirrenia navigano sotto registro internazionale. I marittimi sulle rotte sotto convenzione (sovvenzionate dallo Stato perché anti-economiche) hanno un contratto Fedarlinea con integrativo - leggermente più oneroso per l’armatore - mentre i marittimi sulle altre rotte hanno un contratto Confitarma con integrativo ridotto. La questione Tirrenia porta in luce un altro dei problemi legati alla situazione dei marittimi in Italia, cioè il fatto che i lavoratori sono sotto un unico contratto collettivo che investe due ambiti molto diversi tra loro. Il primo è la navigazione di lungo corso, dove comuni e sottufficiali italiani sono fuori mercato, perché troppo onerosi. Difficile ad esempio trovare un cameriere italiano su un nave da crociera. Rimangono gli ufficiali (se la nave è di bandiera italiana, ne devono essere imbarcati almeno sei, sulla base della legge 30 del 1998) che spesso contrattano singolarmente con l’azienda l’integrazione del loro compenso allo stipendio base. Poi c’è il cabotaggio: se il traghetto tocca due porti italiani, il personale deve essere d’obbligo comunitario, compresi sottufficiali e comuni. Se viene inserito anche un solo porto extra-italiano nella rotta, la regola decade: ecco perché Grimaldi Napoli o altri armatori privati sulle linee verso Spagna o Marocco imbarcano personale straniero. Insomma, nel cabotaggio il costo del personale è maggiore.

In queste condizioni - pur disponendo degli aiuti di Stato - Cin sente la necessità di modellarsi un contratto ad hoc. Considerando che l’azionista di maggioranza della compagnia è Moby Lines, nulla vieta di pensare che questo contratto potrebbe un giorno servire da pilota per realizzare una piattaforma per tutto il settore del cabotaggio, cosa di cui peraltro nell’ambiente si discute da tempo. I tempi sono comunque prematuri: sia Tirrenia che i sindacati sanno di avere due anni a disposizione per poter limare il nuovo contratto Cin. Nessuno sa come finirà la trattativa, e quindi nessuno si azzarda a fare scenari oltre l’orizzonte. Primo appuntamento, il 4 settembre. «Quello che diciamo noi - dice Fabio Marante, della Filt Cgil genovese - è che tutte le ipotesi allo studio vengano effettuate nel binario del contratto nazionale, e ovviamente della normativa. Poi ci piacerebbe che anche Tirrenia imbarcasse allievi ufficiali come le altre compagnie». «Vorremo capire come si comporrà questo tavolo - dice Remo Di Fiore, segretario nazionale Fit Cisl marittimi -. Se come sembra Morace vorrà parlare anche con i comitati di base, allora noi saremo costretti ad andare più a sinistra». Alessandro Pico, segretario generale della Federmar, ritiene che in ogni caso un’eventuale collocazione di Tirrenia fuori da Confitarma è dettata dalle ragioni storiche della società.

Alberto Quarati

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