Germania
Hapag-Hamburg Südprove di fusione
Genova - Prove di fusione in Germania per creare un colosso dei container. Klaus-Michael Kuehne, imprenditore tra gli uomini più ricchi al mondo e maggiore azionista privato della tedesca Hapag-Lloyd, ha annunciato che dopo il cambio di proprietà e la parziale uscita di scena di Tui (ora detiene una quota residuale del 22%), la compagnia sta cercando possibili alleati per guadagnare importanti posizioni all’interno del mercato e contrastare il dominio dei giganti come Maersk, Msc, Cma Cgm. Ha fatto anche un nome, quello di Hamburg Süd, che «sarebbe un partner ideale». Negli anni passati i tentativi di Hamburg per convolare a nozze con la compagnia di proprietà del gruppo Oetker sono falliti, ma il mercato sta cambiando molto rapidamente e la crisi da eccesso di stiva porta a una naturale concentrazione. Insieme, Hamburg Süd e Hapag Lloyd avrebbero una capacità di stiva di 1.048.000 teu contro i 2,6 milioni di teu, i 2,2 di Msc e gli 1,3 di Cma-Cgm. Ci sono però da eliminare i dubbi del Gruppo Oetker che in passato ha già rifiutato proposte simili. Una fusione tra le due realtà avrebbe comunque ripercussioni significative in Italia e soprattutto a Genova dove le due società hanno uffici e importanti traffici. Al terminal Vte, stando agli ultimi dati aggiornati a luglio 2012, Hapag, su un totale di un milione e 200mila teu all’anno ne movimenta circa 200mila (in termini percentuali il 16%) mente Hamburg 60mila (ovvero il 5%).
Attualmente i dipendenti della sede genovese di Hapag si aggirano intorno alle 150 unità mentre quelli di Hamburg non superano le 80 persone. «A livello nazionale non è ancora trapelato nulla – commenta Maurizio Diamante, responsabile nazionale Trasporti Fit-Cisl – anche se in queste occasioni la nostra maggiore preoccupazione riguarda la posizione dei lavoratori. In passato le due compagnie hanno effettuato alcuni tagli sul personale ma nonostante la crisi che si sta vivendo a livello globale in nessuno dei due casi si è mai deciso di ricorrere alla cassa integrazione». Negli uffici italiani delle due società bocche cucite: ad Hapag Lloyd Michael Pradel, responsabile per l’Italia, risulta incontattabile, mentre Giuseppe Godano (Hamburg Süd Italia) fa sapere di non conoscere minimamente la questione. Secondo Andreas Nigulis, esperto del comparto contenitori e profondo conoscitore delle più importanti realtà europee, un’alleanza tra la compagnia gestita per il 28% da Kuehne (ma la parte del leone la fa la municipalità di Amburgo con il 37%) e quella del Gruppo Oetker non darebbe buoni risultati.
«La notizia circola da un po’ di tempo – spiega Nigulis – ma per il momento stiamo ancora parlando solo di ipotesi e niente di più. Francamente non credo che questo tipo di operazione possa essere positiva e mi riferisco soprattutto alla posizione dei lavoratori. Quando in passato sono state fatte iniziative di questo tipo, e di esempi ce ne sono parecchi, a pagarne le spese sono stati proprio i dipendenti. Una fusione porterebbe le due compagnie ad accorpare le rispettive sedi e di conseguenza a ridurre immediatamente il numero degli occupati. In un’economia di scala, se ragioniamo dal punto di vista delle linee e dei carichi, le due società potrebbero avere sicuramente dei vantaggi nel compiere questo passo ma il più delle volte il primo risultato è proprio quello di eliminare parecchi posti di lavoro». Hapag Lloyd non è nuova a processi di crescita per acquisizione: nel 2005 aveva infatti acquisito il controllo della britannico-canadese Cp Ships, balzando al quinto posto nella classifica mondiale delle compagnie di linea dei container.
Matteo Dell’Antico
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