mercato italiano
È guerra dei przzitra le compagnie
Genova - Nel suo anno più difficile, segnato dal naufragio del Giglio, il mercato delle crociere teme l’avvio di una guerra dei prezzi dagli esiti imprevedibili. La preoccupazione che serpeggia fra le compagnie è esplosa ieri, durante l’Italian Cruise Day di Genova, a cui hanno partecipato i maggiori operatori del settore. «Gli anni difficili – precisa Giovanni Onorato, direttore generale di Costa Crociere – sono stati due, il 2011 e il 2012. I prezzi sono scesi del 15-20% e nel 2012 sono diminuiti oltre la soglia che avevamo preventivato al principio dell’anno. Nel 2013 bisognerà tornare a prezzi in linea col valore del prodotto». Riguardo ai prezzi, Domenico Pellegrino, direttore generale di Msc Crociere, invita le altre compagnie «ad avere atteggiamenti più equilibrati».
Il riferimento è in particolare a Royal Caribbean (Rccl), la compagnia statunitense numero due al mondo che negli ultimi anni si è affacciata sul mercato mediterraneo. «In un momento di crisi - spiega Pellegrino - c’è chi, come Rccl, non avendo una cultura europea, importa modelli di pricing americani. È un meccanismo pericoloso che comprime la redditività ai limiti minimi accettabili e rischia di compromettere l’offerta». Gianni Rotondo, direttore generale di Rccl, conferma che la pressione sui prezzi c’è, ma spiega che non ne è particolarmente preoccupato: «Il mercato delle crociere si è sviluppato anche con la leva dei prezzi. Più sono bassi, più si allarga la base dei possibili clienti». E anche se smentisce le voci sull’arrivo in Mediterraneo del gigante “Oasis of the Sea”, da 5.400 passeggeri per 360 metri di lunghezza, non rinuncia a evocare la rivoluzione che comporterebbe per il settore una simile eventualità.
La difficile situazione del 2012 è confermata dallo studio “Italian Cruise Watch”, presentato ieri da Francesco di Cesare, presidente di Risposte Turismo e organizzatore del Cruise Day alla stazione marittima di ponte dei Mille. Il calo dei passeggeri è stato del 10,8% nel primo semestre dell’anno. Pur avendo frenato nel secondo semestre, si prevede che il 2012 si chiuderà con un -4,2%. Il principale scalo italiano, Civitavecchia, chiuderà a -6,9%, il secondo, Venezia, resterà stabile (+0,8%), mentre il terzo, ossia Napoli, perderà il 7,5%. Calo anche per Savona (-5,1%) e stabile il terminal crociere di Genova (+0,6%). Tutto fisiologico, se si guarda ai dati della crisi economica in Italia, ma il trend non è sostenibile per le compagnie.
Sul banco degli imputati infatti non c’è solamente la congiuntura, che spinge i turisti a tagliare le spese. Secondo Pellegrino pesano anche i costi dei porti, che starebbero già provocando danni in termini di toccate perse, e la mancanza di attenzione da parte del governo nazionale. «Il futuro delle crociere - afferma - è una cosa, quello delle crociere in Italia un altro». Spiega come in alcuni porti i costi per nave arrivino a 200 mila euro al giorno, tanto che alcune compagnie preferiscono fare un giorno di viaggio in più rinunciando a uno scalo: «All’aumento del numero delle navi impiegate non corrisponde un aumento proporzionale dei passeggeri transitati». Il problema è che «il modello Italia non risponde più alle esigenze del mercato, si crea una forbice fra redditività e costi. Se la politica non fornirà gli strumenti per chiudere la forbice, questa industria utilizzerà sempre meno i porti italiani». Ma per il 2013, secondo Francesco di Cesare, i passeggeri aumenteranno del 4,5%.
ALBERTO GHIARA
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