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Patrimonio Iri

Quei pezzi pregiatifermi nel capannone

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Genova - Le opere d’arte della Tirrenia provengono – o meglio sono superstiti – della grande collezione delle società Finmare, in primis l’Italia di Navigazione ma anche l’Adriatica. L’asta di Napoli poteva essere l’epilogo di una storia iniziata a Genova quasi quarant’anni fa. Al crepuscolo della navigazione di linea, dai transatlantici di stato prossimi alla vendita o alla demolizione vennero sbarcati gli arredi firmati dai grandi nomi dell’arte italiana.

Dipinti, sculture ed arazzi rimasero per qualche anno in un magazzino del porto, poi presero la via della capitale e tutto venne incamerato dall’Iri. L’holding che controllava tramite la Finmare le flotte di “preminente interesse nazionale”, già deteneva un notevole patrimonio artistico, accumulato, a partire dagli anni Trenta, non solo acquisendo importanti opere d’arte antiche, ma commissionando direttamente a artisti contemporanei prestigiosi lavori così come facevano i grandi mecenate del passato. Modigliani, Carrà, De Chirico, l’arazzo realizzato da Capogrossi per la turbonave Michelangelo e quello di Casorati per la Leonardo da Vinci, appunto, poi Sironi, Cagli, Guttuso, Purificato: «È una grandissima collezione – assicurava Federico Zeri che fino agli ultimi giorni della sua vita ne aveva curato il riordino e la catalogazione – e da sola potrebbe costituire un eccezionale museo di arte contemporanea. L’ideale sarebbe donare tutto allo Stato (una semplice partita di giro visto che l’istituto era al 100% pubblico), trasferire le opere in una città di provincia e mettere su una esposizione permanente». Con la scomparsa del critico d’arte nel 1998 il progetto perse vigore – anche per le perplessità del Tesoro – e tramontò definitivamente con la liquidazione dell’ente aprendo la strada della diaspora a centinaia di capolavori. Una serie notevole di dipinti antichi finì nei caveau delle ex banche di stato, mentre l’arte contemporanea, imbarcata un tempo sui transatlantici per dar lustro alla nazione di cui portavano nel mondo la bandiera, passò in comodato gratuito al ministero dell’Economia che, volendone ripristinare in qualche modo l’originaria utilità, distribuì le opere tra istituzioni ed enti pubblici. Ad eccezione del grande arazzo di Giuseppe Capogrossi che è rimasto nell’ex quartier generale dell’Iri in via Veneto a Roma, quella che era un tempo la collezione della Finmare è oggi sparpagliata tra mille uffici di politici e funzionari, qualcosa è al Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, qualcos’altro alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica. Una selezione di cento pezzi giace in uno scantinato della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, sono perlopiù arazzi, arrotolati da tempo immemore in previsione di un’esposizione poi mai realizzata. Zeri annoverava quegli arazzi tra i “pezzi forti” dell’intera collezione: «Li ho ammirati in ognuna delle mie dodici traversate atlantiche su navi come la Leonardo da Vinci, la Michelangelo, la Raffaello. Mi hanno fatto aprire gli occhi sulla qualità dell’arte italiana dei nostri tempi; fu una grande scoperta dopo aver navigato sui precedenti transatlantici “in stile” con tutte le loro paccottiglie rococò...». Il resto della collezione Finmare si trova a Napoli, nella sede storica della Tirrenia.

SIMONE BANDINI

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