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“Rosso” di Tirreniaindaga la Procura

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Roma - La Procura di Roma ha cominciato un’indagine sui conti in rosso dell’ex compagnia marittima di bandiera Tirrenia. È un’iniziativa che segue la dichiarazione dello stato di insolvenza della società capofila del gruppo, che era stato dichiarato nell’agosto del 2010. Gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Nello Rossi, dovranno accertare le ragioni che hanno portato al dissesto il bilancio della compagnia. Il pm Francesco Ciardi ha affidato una consulenza tecnica per ricostruire la situazione patrimoniale della società di navigazione. Nelle stesse ore il governatore della Sardegna, Ugo Cappellacci, ha dichiarato di voler rilanciare il progetto della flotta regionale sarda, che negli anni scorsi ha provato a fare concorrenza agli operatori privati, ma che ha chiuso anch’essa i bilanci in passivo. «Prosegue la nostra battaglia - ha dichiarato il presidente Cappellacci - di liberazione dei sardi dal giogo degli armatori». La dichiarazione è arrivata durante un intervento in merito allo stanziamento in Finanziaria delle risorse per la costituzione della compagnia con i quattro mori. «Mentre attendiamo il via libera dell’Unione Europea - ha proseguito Cappellacci - creiamo le condizioni per passare, nello spirito della legge approvata dal Consiglio regionale, dalla sperimentazione ad una soluzione stabile per garantire quel diritto alla mobilità che qualcuno vorrebbe ridurre a benevola e solo eventuale concessione. E’ una scelta determinata sulla quale auspichiamo che si possa raggiungere anche nella politica sarda quel livello di condivisione che riscontriamo fuori dalle mura del palazzo. Occorre il coraggio di portare avanti l’unica iniziativa che ha interrotto decenni di passiva accettazione di un “sistema Tirrenia” che rappresenta una vergogna nazionale».

Quando venne dichiarato l’insolvenza, nel 2010, Tirrenia aveva accumulato un debito di 646 milioni di euro, in buona parte provocato dall’investimento sbagliato sui traghetti superveloci, che costarono alla compagnia centinaia di miliardi di vecchie lire, ma non divennero mai produttivi. Adesso la procura di Roma ha deciso di vederci chiaro. La compagnia di Stato venne suddivisa in due: una bad company che si accollò i debiti e una compagnia “ripulita” che venne messa sul mercato e quindi acquistata di un consorzio con capofila la società marittima Moby. Questo acquisto è anch’esso sotto la lente giudiziaria, quersta volta da parte dell’Unione europea che vuole verificare se l’operazione è stata eseguita in sintonia con le normative europee. La battaglia di Cappellacci conto il “sistema Tirrenia” è in realtà cominciato quando la Tirrenia si è dissolta e i privati che operano servizi sull’isola, come Grandi Navi Veloci, Moby o Sardinia Ferries, aumentarono le tariffe, in alcuni casi fino al 100% in un anno. L’aumento dei prezzi dei biglietti, giustificato con il contestuale aumento del carburante, ha pesato sull’economia turistica dell’isola, che ha visto un improvviso tracollo delle presenze nei mesi estivi. Al contrario della Sardegna, la Regione Sicilia ha invece deciso di rinunciare a concorrere per l’altra costola regionale della ex-Tirrenia, la Siremar. Ad aprile la giunta ha deciso di uscire dalla Mediterranea Holding di Navigazione, socio di Compagnia delle Isole che detiene il marchio Siremar.

Alberto Ghiara

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