La lettera di D’amico
«Confitarma tutelai propri associati»
Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di Paolo d’Amico, presidente di Confitarma, in relazione all’addio dell’armatore Giuseppe Bottiglieri dall’associazione degli armatori italiani, raccontato dal Secolo XIX e shippingonline.it la scorsa settimana.
«Non è mia abitudine replicare alle accuse formulate da un associato alla nostra Associazione a mezzo stampa, il cui contenuto è attualmente in corso di valutazione, al fine di una eventuale tutela nelle sedi competenti dei diritti dell’Associazione, oltre che miei personali. La strada scelta da Giuseppe Bottiglieri mi impone però di non attenermi a questa regola proprio per preservare il rispetto dell’Associazione e dei suoi soci che mi onoro di rappresentare.
In merito alla tutela degli interessi armatoriali, potrei citare molti esempi, ma prendo a riferimento il solo caso del fenomeno della pirateria richiamato da Bottiglieri, il quale sembra aver dimenticato le azioni messe in campo da Confitarma per ottenere l’imbarco di militari sulle navi a rischio e il successivo paziente lavoro di raccordo ancora in corso con il Ministero dell’Interno per rendere pienamente applicabile la norma attraverso il ricorso ai contractor privati in caso di necessità.
La posizione assunta da Confitarma è stata propositiva, determinata e di supporto continuo alle nostre Istituzioni. Bottiglieri dimentica anche che proprio per problemi insorti su questa materia e sulle note vicende che hanno coinvolto l’armamento italiano, si è dimesso un Ministro degli Affari Esteri.
Potrei citare tantissimi altri esempi di protezione dell’attività (anche) dell’armatore Bottiglieri che Confitarma ha svolto e a lui sfuggite o non note. La critica all’operato di Confitarma, non è un problema di oggi ma è ricorrente in momenti di depressione economica come quello attuale oltre che caratterizzare i momenti di passaggio di presidenza.
Al riguardo mio zio Antonio ricordava ai suoi colleghi che “l’Associazione non può essere considerata alla stregua di un bar e valutata per la bontà del caffè”. Considero quantomeno “peculiari” le accuse di “assenza e latitanza” di Confitarma, quando provengono da un associato che, non solo è presidente di una Commissione, ma è anche membro del Consiglio Confederale e del Comitato Esecutivo.
Il dissenso costruttivo volto, nelle sedi proprie, a proporre alternative aiuta la vita dell’associazione ed anzi rafforza la sua capacità di identificare le soluzioni più utili a tutela degli interessi dei suoi membri e del mondo armatoriale italiano nel suo complesso.
La verità è che l’intera industria italiana è fortemente colpita dalla crisi economica internazionale che ha messo a dura prova la vita delle aziende, alzando peraltro la tensione all’interno delle associazioni, sovente accusate di non rappresentare adeguatamente le istanze della categoria.
È un problema che colpisce in assoluto l’associazionismo nazionale: è evidente, attuale e sotto gli occhi di tutti.
Non a caso tempo fa la stessa Confindustria aveva evidenziato il problema del difficile rapporto con i suoi associati registrando peraltro difficoltà nell’incasso dei contributi in periodi di crisi.
Se è vero che Confitarma non tutela più gli interessi delle sue imprese, mi chiedo come tale politica abbia portato la flotta italiana a raddoppiarsi con un trend tutt’oggi in crescita consolidando e rafforzando la competitività del settore».
Paolo d’Amico
presidente di Confitarma
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