l’intervista

Thamm: «Faremo crescereGenova e la Liguria»

Genova - Una sola parola di italiano, ma forse quella che conta: «Buongiorno». Il resto, le risposte alle domande e i saluti finali, sono tutti in inglese: è la lingua che parla Costa, compagnia globale, casa madre americana, ma sede a Genova. Simbolo di una città, anche se ormai quasi un home port di terra, con gli uffici e la sede all’ombra della lanterna e le navi nel resto della Liguria.

Michael Thamm è l'uomo chiamato a gestire la crisi più difficile della storia della marineria italiana del dopoguerra: la ferita della Concordia. Ed è sua la giacca che la politica italiana sta tirando per avere la commessa: ma è una giacca tedesca, mica facile da deformare. Stessa nazionalità di chi la indossa, Mr. Thamm il teutonico chiamato a guidare una delle poche realtà internazionali rimaste a Genova e che, avvertendo questo peso, forse sta diventando anche un po’ più genovese: «Anche se da quando sono arrivato, non sono riuscito a godermi Genova quanto avrei voluto. Il posto che ho frequentato maggiormente è l’ufficio. Adesso per fortuna riesco a uscire di più. Sono un marinaio fatto e finito, “nato” sulle navi e il mio posto preferito è ovviamente il porto antico».

Un classico: ma in quella zona le navi di Costa Crociere non ci sono…

(sorride)«Ma a Genova ci sentiamo a casa e mi sento a casa anche io, nonostante viva a Sori. Noi siamo una realtà importante qui con circa 1000 dipendenti».

Costa è un pezzo della storia di Genova. Ma il futuro cosa dice?

«Abbiamo molti progetti, per noi tutta la Liguria è importante. E’ il nostro home port e presto, tra un anno sarà operativa Diadema (la nuova ammiraglia in costruzione nello stabilimento Fincantieri di Marghera ndr), la nave arriverà a Spezia e Savona».

Scendiamo a terra: Costa come vive nel tessuto sociale e culturale genovese?

«Siamo parte dell’ambiente genovese. Abbiamo buoni rapporti con le istituzioni. E non ne abbiamo mai parlato, ma contribuiamo per il 60% del budget della comunità di Sant’Egidio per ciò che riguarda la mensa dei poveri. Lo facciamo per aiutare quelli che non ce la fanno. E abbiamo in mente anche un altro progetto, sempre con loro e sempre dai risvolti sociali».

Costa impegnata nel sociale e Costa impegnata anche nella cultura, main sponsor della mostra di Edvard Munch a palazzo Ducale.

«La cultura arricchisce la nostra vita. Ma spesso gli eventi non riescono ad auto finanziarsi e non è facile riuscire a trovare i fondi necessari. Bisogna contribuire: se ne hai l’opportunità, devi farlo. Ecco perché anche ci siamo spesi per la mostra di Edvard Munch».
E dal punto di visto economico come va con le istituzioni locali?

«Abbiamo rapporti solidi. Discutiamo spesso di cosa possiamo fare gli uni per gli altri. Per esempio prossimamente avremo tre navi in riparazione a Genova in riparazione. La Costa Classica, la Neo Riviera che fa parte del nuovo brand di Costa e la Voyager».
A proposito di flotta, dopo l’operazione con Iberocruceros, ci sarà qualche uscita?
«La Voyager sicuramente uscirà, ma entrerà la Mistral, rinominata Neo Riviera e avrà bandiera italiana».
E Classica? E’ in vendita?

« Adesso procederemo con i lavori di refit e riparazioni tecniche. Non abbiamo un compratore all’orizzonte, ma ogni cosa ha un tempo di vita. La nave ha 20 anni: se all’orizzonte vediamo un prezzo interessante, la lasciamo. Altrimenti non abbiamo fretta».

Le strategie di mercato nel Mediterraneo quali sono? E Genova che ruolo giocherà?

« E’ innegabile che il mercato del Mediterraneo sia in calo. Il numero di passeggeri sta diminuendo, in particolare su Livorno. Venezia invece è in grande ritorno. Vedremo. Ma il mercato sono convinto continuerà a crescere e Genova avrà ancora un ruolo importante».

simone.gallotti@ilsecoloxix.it

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