Porti, la teologia del libero arbitrio

PERPLESSITÀ tra la ciurma. Ironia. Battutacce. C’è chi domanda, con una vena di inquietudine, come mai sulle calate e i vecchi moli esistano mille pesi per una sola misura. La legge e le regole non sono uguali per tutti? Pare di no. Non è un mistero che il porto di Genova – caso più unico che raro – è monitorato da anni dalla magistratura. Giorno dopo giorno, atto dopo atto, con certosina meticolosità. Più che comprensibile, dunque, lo stupore e l’interesse generale per l’inchiesta aperta a Savona sul parcheggio per auto e bus al servizio dei crocieristi, un appalto che sarebbe stato assegnato a un consorzio-cooperativa senza gara pubblica. Possibile?

Del resto la strategia dell’anarchia ha sostituito da tempo nei porti la più banale politica di programmazione. Tutti si muovono in ordine sparso e secondo convenienza. L’omogeneità del “sistema” è affidata all’improvvisazione o alla buona volontà di qualche Autorità portuale. E indignarsi non basta. Perché non si capisce più se tra premier, ministri, commissioni parlamentari e presidenti di Autorità portuali scherzano, fanno sul serio o ci prendono in giro. Infatti il blocco granitico dei poteri locali si appresta ad offrire in pasto al popolo il futuro dei porti italiani lavandosene semplicemente le mani. Il volo radente dei paduli vagamente minacciati da Matteo Renzi è ignorato, neutralizzato dalla bolla infrangibile in cui trovano rifugio vecchi e nuovi protagonisti delle banchine, che continuano a farsi gli affari propri. E’ l’esaltazione del libero arbitrio assunto come regola amministrativa della governance pubblica: c’è chi acquista a colpi di decine di milioni società decotte (Savona), chi distribuisce concessioni centenarie (Trieste), chi mette in scena costose kermesse a carico dei contribuenti per reclamizzare modesti approdi (Civitavecchia). Difficile comprendere se siamo alla frutta più che alla follia.


Il cortocircuito che manda definitivamente in tilt il sistema portuale italiano, si innesca nelle stesse settimane in cui il capo del governo sembra intenzionato ad affidare ai suoi consulenti il compito di verificare se esiste concretamente la possibilità di decapitare i vertici di tutte le Autorità portuali, consegnandone la gestione ordinaria ai segretari generali, sotto la supervisione di un unico commissario. Linea dura, suggestiva, ma solo sulla carta: difficile che produca risultati. L’effetto, in ogni caso, è esattamente l’opposto di quanto ci si potesse aspettare. Più improntato alla sfrontatezza che alla paura di perdere poltrone e potere. E’ un ballo in maschera sulle ceneri della riforma, un’allegra sagra paesana che lambisce le sponde del mar Ligure, dell’Adriatico e del Tirreno.

A Savona, il presidente Miazza e il Comitato portuale dell’Authority deliberano di rilevare per 23 milioni di euro la partecipazione di GF Group (gruppo Orsero) nel centro intermodale Vio alle spalle delle banchine vadesi. E’ anche possibile che Miazza anticipi con preveggenza la rivisitazione delle regole, ma al momento simili operazioni sono vietatissime dalla legge. Un solo esempio: la stessa Autorità portuale di Genova è obbligata a cedere il controllo dell’aeroporto Cristoforo Colombo. E intanto a Trieste, con un triplo salto mortale, in chiusura del suo mandato la presidente Marina Monassi distribuisce agli operatori concessioni per uno spazio temporale fuori da ogni logica: qualcosa come 300 anni… Non solo. La Monassi si autocandida alla presidenza del Trieste Terminal Passeggeri (Ttp), la società che gestisce il traffico crocieristico nello scalo giuliano, scatenando un putiferio, molti imbarazzi e il solito braccio di ferro con la governatrice Serracchiani. Civitavecchia, infine, è un caso a parte, perché sul reame di Pasqualino Monti il sole non tramonta mai. Questa volta il presidente del porto laziale imbandisce la tavola del dì di festa e si inventa un evento lungo due giorni (“La porta del turismo che viene dal mare”) per celebrare grazie e ambizioni degli approdi di Civitavecchia. Accadrà la settimana prossima. Annunciato inizialmente tra i partecipanti, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Del Rio, non figura più in scaletta: sarebbe stato forse eccessivo conquistare anche la pubblica benedizione di Renzi. Non mancherà invece il ministro Lupi. Che tra le pieghe di questo infinito bluff dovrebbe pur raccontarci quante Autorità portuali ha ancora intenzione di tagliare. Così, tanto per farci due risate…

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