Ricostruire o lasciarci bombardare anche la speranza

Non trovate un po’ strano (o indecoroso, indecente, sospetto) che oggi tutti si affannino davanti ai taccuini per riempire i vuoti da loro stessi scavati per decenni? Ora si scopre che quando l’emergenza incombe come una mannaia, si possono realizzare anche le banalissime imprese che prima apparivano come iceberg contro cui schiantare. Maggiore efficienza, digitalizzazione, pratiche in tempo reale, burocrazia smagrita, tempestività e buon senso. La solidarietà smuove le montagne? O è solo la stagione in cui è indispensabile apparire perché non si sa mai…? Scusate tanto, ma allora è vero che si potevano migliorare comunque processi e attività indipendentemente dall’emergenza. E’ possibile che la normalità si trasformi in regola anche dopo? Come? Realizzando in almeno tre anni tutte le opere e le infrastrutture di cui Genova e il suo porto dovrebbero già disporre da trenta.

E’ un anno zero bagnato di sangue e di disperazione. Una lotta contro il tempo. Ma anche, se si coglierà, un momento di svolta epocale. Resistere sul mercato per restare competitivi, tamponare il marketing già lanciato da francesi, spagnoli e olandesi e respingere gli assalti sottotraccia di avvoltoi e sciacalli è l’obiettivo immediato. Il futuro di un approdo al servizio del mondo dello shipping e non solo, lo deve modellare il Commissario, cui non possono mancare poteri speciali e ingenti fondi a disposizione. Si direbbe che il destino abbia inteso punire atrocemente le nostre fragilità. Consideriamoci come i sopravvissuti a un bombardamento che per non morire sono costretti a ricostruire.

Siamo tutti colpevoli. Di ignavia, rassegnazione, menefreghismo, compromessi, incapacità di reagire alla barbarie in cui affoghiamo da troppi anni. Non abbiamo saputo o voluto contrastare efficacemente il Male che ci ha avviluppati sfornando a ripetizione politici e amministratori da strapazzo, incapaci e inconcludenti. Abbiamo permesso con le nostre complicità e paure (di perdere il posto, amicizie, copie, voti, consensi, parcelle, piccoli o grandi privilegi ecc…) che prendesse campo l’ideologia della decrescita. Se l’emergenza è oggi globale, la risposta non può che rivelarsi pari alle esigenze del sistema logistico su cui si reggono e alimentano business e rapporti commerciali su scala internazionale. Spazzare via l’ideologia del sottosviluppo urbano ed economico è un dovere. Impedire l’eutanasia della maggiore città marinara italiana un obbligo. Nessuna compartecipazione al declino.
E’ il momento di combattere, battere i pugni e incassare quanto dovuto da decenni. Non solo il rifacimento del Ponte Morandi, non solo Terzo valico e Gronda o circonvallazione.

Non solo bonus per sconto sulle tariffe ferroviarie e marebonus europeo. Genova pretende e merita provvedimenti speciali da parte di una politica che può ancora, con pragmatismo, sottrarsi alle paludi del fanatismo e pianificare modernizzazione e sviluppo.

Se il Morandi è il tragico simbolo di un fallimento, la Zona Franca con le sue agevolazioni fiscali ed economiche può finalmente trasformarsi (a costo zero) in calamita formidabile per consolidare i traffici di oggi e strapparne nuovi al Nord Europa. Per moltiplicare produzione e profitti, attraverso la concatenazione con la logistica integrata, il Terzo valico e la Gronda, la manipolazione del container, la distribuzione, la consegna e i centri direzionali insediati a Genova. E poi, per aiutare le Ferrovie a ripulirsi almeno un po’ la coscienza annebbiata da infinite disattenzioni e scarsissima lungimiranza, è determinante che il Commissario convinca l’azienda a rilanciare e investire in tempo reale sul progetto del retroporto di Alessandria, con treni navetta finanziati dal governo. Il minimo indispensabile per evitare la valanga di tir su Genova. Ma ci sono anche terribili meccanismi consociativi da scardinare, per impedire che alla fine la burocrazia inchiodi e paralizzi i tentativi di ricostruzione. Invece di pretendere il potenziamento dei controlli durante la costruzione delle opere, la politica al ribasso si è inventata l’Anac che, conti alla mano, ha distrutto tutto con competenze mediocri e con il risultato che non si fa più nulla. Non abbiamo preso direttamente sul mercato i migliori ingegneri, abbiamo esteso le gare sino alla follia. Come se il tunnel del Gottardo fosse stato realizzato a seguito di bando di gara sul codice degli appalti....
Già, il Codice. Con i suoi bizantinismi, con le sue garanzie incrociate, è uno splendido terreno di coltura proprio per la politica del non fare. Al Commissario non può essere negato il conferimento di un potere speciale, in deroga totale dal Codice degli Appalti. Se atroce segnale doveva essere, lo colgano i protagonisti. Dimostrando di essere veri.

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PS. C’è chi mi rimprovera amichevolmente un ottimismo della volontà che continua a prevalere sul pessimismo della ragione. E’ vero, non so se sia l’atteggiamento giusto perché, al di là della demagogia e delle banalizzazioni, Genova da troppi anni sta smascherando la propria inadeguatezza globale.
E’ vero che ci sarà da riflettere ancora sul tema delle privatizzazioni, sulle responsabilità dei controllori e dei controllati, sulla peggiore gestione burocratica che si possa immaginare, sulle responsabilità clamorose di un’imprenditoria meschina che continua ad approfittare della debolezza dello Stato, sulla desolazione di una gestione politica che indigna. Storie da raccontare, pagine di vita. Forse vale la pena vedere come andrà a finire.

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