Messina: "Misure insufficienti, nei traghetti rischia il posto un lavoratore su due" / L'INTERVISTA

"In una manovra che dovrebbe immettere 55 miliardi di euro nell’economia, una cifra mai vista nella storia del Paese, per il trasporto marittimo c’è poco o niente. E siamo l’Italia, un Paese che dipende quasi interamente dalle navi per il suo export e per l’approvvigionamento energetico e delle materie prime"

di Francesco Ferrari

Genova - «Cosa dovrei dire? Dico che in una manovra che dovrebbe immettere 55 miliardi di euro nell’economia, una cifra mai vista nella storia del Paese, per il trasporto marittimo c’è poco o niente. E siamo l’Italia, un Paese che dipende quasi interamente dalle navi per il suo export e per l’approvvigionamento energetico e delle materie prime. Un Paese che ha un sesto della sua popolazione che vive su isole. Questa sottovalutazione avrà un costo enorme e lo pagheranno le imprese, i passeggeri, ma in primo luogo lo pagheranno i marittimi, migliaia dei quali perderanno il lavoro». Stefano Messina, genovese, presidente di Assarmatori, lo dice chiaramente, «con tutto il dolore che mi comporta questa cosa»: il prezzo della crisi, e dell’inadeguatezza dei provvedimenti, cadrà sull’anello più debole del settore.

Che cosa vi aspettavate dall’ultimo decreto?
«Ci aspettavamo, almeno per i traghetti, la stessa attenzione che il governo ha riservato ad Alitalia. E non parlo della cifra: quasi 4 miliardi, di cui una parte per coprire le perdite del 2019 e 3 miliardi di nuovo equity, quando fra meno di un anno sappiamo tutti che ci sarà bisogno di altro denaro, è una scelta che non commento nemmeno. Ci aspettavamo un sostegno che partisse da una considerazione: nulla, oggi, può essere considerato più “asset infrastrutturale essenziale” del trasporto marittimo, soprattutto se parliamo di Sicilia, Sardegna e isole minori. Ma le pare normale che oggi sia vietato raggiungere le isole via mare e sia consentito invece usare l’aereo? L’altro giorno parlavo con un collega napoletano, che mi diceva che ogni giorno una quarantina fra medici e infermieri raggiungono Ischia e Capri da Napoli. Sarà un servizio essenziale, quello dei traghetti?».

Quanto stanno soffrendo oggi le società che gestiscono traghetti?
«Il calo di fatturato è drammatico. Su Sicilia ed Sardegna siamo al 100%, sulle isole minori andiamo dal 60 al 90%. Crediamo che un aiuto pubblico sia doveroso, come è stato fatto, appunto, per Alitalia. La nostra seconda richiesta, finora inascoltata, riguarda gli sgravi contributivi: come ci sono per il traffico internazionale, col paradosso – legale, ci tengo a sottolinearlo – che vanno a beneficio di marittimi comunitari non italiani, basterebbero poche decine di milioni di euro per coprire quelle società che impiegano italiani. La terza richiesta riguarda il fondo Solimare, che va assolutamente sostenuto per arginare i danni che questa situazione provocherà all’occupazione».

Parliamo di questi danni. Possiamo quantificarli?
«Prendendo in considerazione una platea di 60.000 persone, stagionali compresi, di cui 35.000 marittimi e 25.000 addetti, possiamo arrivare al 50%».

Uno su due perderà il lavoro?
«È un rischio concreto. Purtroppo la situazione è questa. E non stiamo tenendo conto del resto del cluster: agenzie marittime, spedizionieri, terminal portuali. Le navi viaggeranno con equipaggi ridotti ai minimi della tabella d’armamento, il che significa che i tradizionali turni d’imbarco saranno stravolti. Come sa il lavoro marittimo è da sempre temporaneo, ma rispetta dei turni d’assunzione che lo rendono pressoché stabile: questo meccanismo è destinato a incepparsi, perché potremo imbarcare più o meno la metà del personale. Soltanto tra i nostri associati prevediamo un taglio di migliaia di addetti, ma i problemi sono comuni e credo che tutti gli armatori si comporteranno allo stesso modo. Ovviamente non è una ritorsione ma la conseguenza inevitabile di una scelta sbagliata. Il governo ha deciso di sostenere il trasporto aereo e quello ferroviario, compensando con aiuti diretti la perdita dei ricavi conseguente al calo dei biglietti venduti, ma non ha esteso i ristori al trasporto marittimo. Chi pensa che la merce possa compensare il calo dei passeggeri commette un errore a dir poco grossolano».

Lei pensa che si possa ancora intervenire?
«Contiamo su un intervento a livello di conversione del decreto, durante il passaggio parlamentare. Credo ci siano sufficienti spazi di manovra».

Traghetti a parte, com’è oggi la situazione nei porti italiani?
«I porti reggono, grazie allo straordinario impegno di tutti: pubblico e aziende private. Certo: non aiuta il fatto che alle Authority sia stato consentito di lavorare solo con gli avanzi di bilancio. Una scelta francamente difficile da capire in piena emergenza Covid». —
 

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