Mattioli (Confitarma): "Basterebbero tre mosse per dare ossigeno allo shipping" / L'INTERVISTA

"Con la crisi della pandemia finalmente si è riconosciuto lo shipping come primo anello della catena per la distribuzione dei beni necessari come farmaci, alimentari, impianti medici, materie prime per il fabbisogno energetico. Le navi hanno continuato a viaggiare, anche se i carichi sono ridotti"

NEL SUO intervento al Parlamento il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha annunciato meno burocrazia per le opere e chiesto maggiore rapidità all’Inps a erogare gli aiuti: un buon segnale per l’armamento di Confitarma, ma il presidente Mario Mattioli segnala anche le zone d’ombra dell’azione del governo verso il trasporto marittimo: «Avevamo chiesto - spiega - misure specifiche. La ministra dei Trasporti, Paola De Micheli, ci ha sempre detto che non erano previsti interventi di settore, né per il mare né per gli altri comparti. Per questo ci ha stupito vedere che nell’ultimo decreto Rilancio alcuni interventi specifici sono stati fatti». A che interventi si riferisce? «Uno è la proroga della convenzione a Tirrenia, quando al contrario prima della pandemia si parlava già di un suo spacchettamento alla scadenza del 18 luglio. Per la sola Tirrenia si tratta di 72 milioni di euro e complessivamente, incluse anche le linee locali, sono quasi un centinaio. Sono stati fatti studi che mostrano come alcune tratte siano redditizie, e infatti sono operate anche da altre compagnie non sostenute dalla convenzione. Riducendo la convenzione alle sole tratte non profittevoli si potrebbe arrivare a un contributo molto più contenuto. Da questo punto di vista siamo insoddisfatti, perché si tratta di risorse che avrebbero potuto aiutare tutto il settore. Poi ci sono i tre miliardi di aiuti a Alitalia, a cui si aggiungono 150 milioni per il settore aereo, un altro aiuto specifico settoriale di 1,2 miliardi per il ferroviario e 24 milioni agli ormeggiatori, una cifra che rappresenta il 25% del loro fatturato complessivo. Se non esiste la possibilità di interventi specifici settoriali, mi chiedo perché questi contributi».

Quali sono le vostre richieste?
«Con la crisi della pandemia finalmente si è riconosciuto lo shipping come primo anello della catena per la distribuzione dei beni necessari come farmaci, alimentari, impianti medici, materie prime per il fabbisogno energetico. Le navi hanno continuato a viaggiare, anche se i carichi sono ridotti. Abbiamo chiesto, ma non ottenuto dal governo sollievo economico per le imprese che avevano garantito continuità all’approvvigionamento. Siamo soddisfatti soltanto per gli interventi sulla cassa integrazione e il fondo Solimare. Ma abbiamo chiesto di correggere il decreto Liquidità, che preclude la strada degli aiuti bancari alle aziende che ne hanno maggiore necessità. Sono penalizzate le aziende armatoriali che si stanno riprendendo dalla crisi del 2008 con piani di ristrutturazione concordati con il sistema bancario. Abbiamo chiesto che chi sta rispettando i piani sia ammesso agli aiuti previsti dal decreto Liquidità».

E per quanto riguarda le vostre richieste specifiche?
«Tre misure impatterebbero direttamente sulle riduzioni di fatturato delle aziende: l’allargamento dei benefici previsti per il Registro internazionale anche alle imprese del Primo registro, così come autorizzato dall’Unione europea, per evitare che il sistema collassi durante l’emergenza; l’allargamento dei benefici per i marittimi anche al personale tecnico di terra; la possibilità di ritorno dallo Stato delle spese portuali, che sono fisse, perché legate a dimensioni e stazza, anche quando le navi viaggiano con carico ridotto. Poi ci sono richieste non legate direttamente all’emergenza coronavirus».

Quali?
«Il decreto Dignità ha disincentivato l’uso ripetuto dei contratti temporanei aumentando proporzionalmente il contributo per la Naspi. Ma il contratto ripetuto a tempo determinato è una peculiarità del mondo marittimo. Finora su questo punto abbiamo ottenuto scarsi risultati, adesso abbiamo chiesto al ministero del Lavoro un chiarimento interpretativo. Poi abbiamo immaginato una ripresa del settore crocieristico con viaggi fra porti soltanto italiani. Anche in questo caso, sarebbe necessaria un’estensione temporanea dei benefici del Registro internazionale anche alle navi da crociera in navigazione nazionale».

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