I trader alleati per uno shipping pulito

Il Parlamento europeo nelle scorse settimane ha preso la decisione di adottare misure più rigide rispetto all’Imo nel contrasto ai gas serra, introducendo il sistema Ets anche nel mondo dello shipping

di Alberto Ghiara

Genova - I trader noleggiatori di portarinfuse e navi cisterna hanno firmato un accordo, denominato Sea cargo charter, per promuovere il trasporto marittimo a basse emissioni di gas serra (ghg, greenhouse gas). L’accordo è stato firmato da 17 grandi realtà del settore come Adm (agroalimentare), Anglo American (miniere), Bunge (agroalimentare), Cargill Ocean Transportation (agroalimentare), Cofco International (agroalimentare), Dow (chimica), Equinor (petrolio), Gunvor Group (petrolio), Klaveness Combination Carriers (trasporto marittimo di rinfuse), Louis Dreyfus Company (agroalimentare), Norden (trasporto marittimo di rinfuse), Occidental (petrolio), Shell (petrolio), Torvald Klaveness (trasporto marittimo di rinfuse e container), Total (petrolio), Trafigura (petrolio e metalli) e Ørsted (energie rinnovabili). L’obiettivo è spingere le compagnie marittime a rispettare gli obiettivi posti dall’Imo per la riduzione di emissioni navali di gas serra del 40 per cento entro il 2030 e del 70 per cento entro il 2050, rispetto ai valori del 2008.

Si tratta di un forte pungolo nei confronti dell’industria marittima da parte dei suoi clienti, che va a affiancarsi ai Poseidon principles nati con lo stesso obiettivo sul fronte finanziario e degli operatori del credito. Ma in questo momento appare anche un endorsement nei confronti dell’Imo, l’organizzazione marittima delle Nazioni Unite che sul fronte delle emissioni navali e su altri dossier sta subendo l’iniziativa di altri organismi internazionali, come a esempio l’Unione europea.

Il Parlamento europeo nelle scorse settimane ha preso la decisione di adottare misure più rigide rispetto all’Imo nel contrasto ai gas serra, introducendo il sistema Ets anche nel mondo dello shipping. D’altra parte gli stessi dati dell'Imo mostrano come la lotta contro le emissioni di anidride carbonica e di altri gas serra sia ancora lunga. Fra 2008 e 2018 la quota delle emissioni navali di ghg rispetto alle emissioni totali è cresciuta invece di diminuire. Insomma, Sea cargo charter da un lato testimonia come il tema delle emissioni sia ormai ineludibile per l’industria dello shipping, almeno nelle sue punte più avanzate, anche perché il trasporto sostenibile è una richiesta pressante dei suoi stessi clienti, a loro volta sotto pressione perché garantiscano filiere “pulite”. Dall’altro però sostiene e fissa come obiettivi quelli posti dall’Imo, che in questo momento non sono quelli più stringenti, ma sono appoggiati dalla maggior parte del mondo marittimo. E tuttavia, si vuole che Imo fissi obiettivi più ambiziosi, come ha spiegato Grahaeme Henderson, di Shell shipping and maritime: “Vorremmo che l’Imo utilizzasse la sua revisione della strategia nel 2023 per fissare la traiettoria per far muovere il settore verso le zero emissioni nel 2050”. Sea cargo charter vuole rappresentare un nuovo modello di riferimento per il trasporto marittimo responsabile, la trasparenza sugli effetti climatici e la presa di decisioni in linea che gli obiettivi di decarbonizzazione delle Nazioni Unite. Si tratta di un gruppo delle maggiori compagnie di trading di energia, prodotti agricolo e minerari e di commodity che per la prima volta valuta e rende pubblici i rapporti fra il clima e le proprie attività di spedizione.

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