Messina: "Flotta e occupazione al centro della nostra agenda" / INTERVISTA

"L’Italia prima di tutto deve chiedere a se stessa, attraverso l’implementazione di riforme al palo da anni, impegni precisi finalizzati a recuperare competitività a livello internazionale. E questo vale anche per il settore marittimo e per le infrastrutture che subiscono da anni e anni le conseguenze di una sottovalutazione cronica della loro importanza strategica"

Stefano Messina

“Assarmatori rappresenta gli armatori italiani, dell’Unione Europea e dei paesi terzi che operano in Italia servizi marittimi regolari di linea - premette il presidente Stefano Messina - Assarmatori ha fatto in particolare della difesa dell’occupazione dei marittimi italiani una sua battaglia alla quale ha fatto seguito l’impegno costante per il rinnovo della flotta e per il riconoscimento della funzione di “infrastruttura” che svolgono i trasporti marittimi, con particolare attenzione alle autostrade del mare e ai collegamenti con le isole”.

Quali sono le vostre prospettive per l'anno in corso?
“Sostenere con forza un piano di rinnovo e ringiovanimento della flotta italiana impegnata in particolare nei settori del collegamenti con le isole maggiori e minori, contando sugli impegni assunti dal Governo sia con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sia con i successivi interventi complementari. Proseguiremo inoltre la nostra battaglia a difesa dell’occupazione, convinti come siamo che l’estensione dei benefici per i marittimi legati al Registro Internazionale, atto ormai dovuto, siano un’occasione importante per il rilancio e lo sviluppo del lavoro marittimo”.

Anche il settore shipping/logistica si sta adeguando alle richieste di decarbonizzazione e progressiva riduzione dell'impatto ambientale: quali scelte sono state adottate, nel vostro caso?
“Come anticipato la sostenibilità e la progressiva riduzione dell’impatto ambientale rappresentano una priorità assoluta per Assarmatori che si è impegnata nella presentazione e quindi nella difesa di un piano armonico di intervento per il rinnovo delle flotte che renda i trasporti marittimi e anche i porti, attraverso l’elettrificazione delle banchine, sempre più sostenibili”.

Che cosa pensa del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza?
“Il PNRR è una grande opportunità, ma anche una sfida che il Paese non si può permettere di perdere. E’ il caso di ricordare che gli aiuti che arriveranno dall’Europa si concretizzeranno solo a condizione di ottemperare a impegni precisi di riforma in settori chiave per determinare un up-grading globale del sistema Paese, liberarlo dalle normative e dalle procedure che rendono impossibile qualsiasi concreta operazione di rilancio”.

Quali sono, a suo parere, le opportunità che l'Italia potrà cogliere dal maxi-piano di investimenti di provenienza europea?
“A mio parere la domanda andrebbe rovesciata. L’Italia prima di tutto deve chiedere a se stessa, attraverso l’implementazione di riforme al palo da anni, impegni precisi finalizzati a recuperare competitività a livello internazionale. E questo vale anche per il settore marittimo e per le infrastrutture che subiscono da anni e anni le conseguenze di una sottovalutazione cronica della loro importanza strategica”.

Qual è il suo giudizio a proposito dello stato di salute delle infrastrutture marittime e terrestri in Italia?
“Il quadro non è certo positivo, ma per la prima volta dopo decenni si potrebbe uscire dall’immobilismo che ha impedito non solo lo sviluppo e la crescita delle infrastrutture marittime e portuali, ma persino quella che si potrebbe definire “l’ordinaria amministrazione”: un caso per tutti il dragaggio dei grandi porti bloccato da una contrapposizione ideologica che ha privato interi territori economici di opportunità produttive e occupazionali”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA