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Musso fa quota 144: una festa per la sua carriera

Una festa con gli amici più cari, quella organizzata per i 60 anni di attività dell’armatore e terminalista Bruno Musso, questa sera in centro a Genova. E anche una mostra fotografica, per documentare le tappe di un imprenditore vulcanico e anti-sistema, scrittore, poeta, progettista

A. Qua.
3 minuti di lettura

Genova - Una festa con gli amici più cari, quella organizzata per i 60 anni di attività dell’armatore e terminalista Bruno Musso, questa sera in centro a Genova. E anche una mostra fotografica, per documentare le tappe di un imprenditore vulcanico e anti-sistema, scrittore, poeta, progettista. L’evento è stato battezzato ironicamente “Quota 144”: "Sono i 60 anni della mia carriera, e gli 84 della mia età. E io continuo a pagare i contributi...". Ideatore del Bruco, il nastro trasportatore Genova-Pianura Padana recentemente rilanciato nel progetto di variante alla Diga foranea di Genova ideato dalla startup ixMachina di Guido Barbazza, Musso non risparmia stoccate al porto, che ha lasciato da tempo: "È uno scalo arrivato al limite. Abbiamo tombato 14 chilometri di spiaggia per 200 ettari in più, la dimensione di un terminal in uno scalo normale. E la nuova diga così com’è, è fatta solo per spendere soldi". Se ci fosse stato il Bruco... "La correggo. Quando ci sarà il Bruco: allora Genova potrà riprendere quota, e crescere fino a 10 milioni di container".

Connotare Bruno Musso significa fare un viaggio tra le sue passioni che hanno trovato espressione e concretezza nelle attività per cui è riconosciuto e nelle istanze che hanno segnato traguardi sul piano personale, ma anche nel mondo portuale e in quello dei trasporti. Nel 1961 Musso raccoglie la storia di un’impresa che ebbe inizio nell’Ottocento con le vicende delle famiglie Grendi e Musso. Oggi Musso è presidente del Gruppo Grendi, la più antica Casa di spedizioni in Italia, che attraverso i suoi due secoli di attività, riflette una storia di progresso economico che riguarda il Nord Italia, Genova e la Sardegna. È sotto la sua direzione che si connota sin da subito l’impronta votata all’innovazione tecnica, imprenditoriale e organizzativa, in dialogo costante col sistema economico e sociale di riferimento nel settore e non solo.

È così che nel 1967 Bruno e Giorgio Musso mettono in linea le prime navi portacontainer in Italia, una vera e propria rivoluzione nel settore dei trasporti: da quel momento sarebbe stato possibile lavorare anche in porti privi di attrezzature, contando su un’inedita velocità di carico e scarico della merce, senza trasbordi dal punto di partenza al punto di arrivo, viaggiando sempre all’interno di container. Dal container internazionale al container europeo, nell’ottica della massima efficienza, Bruno studia e fa costruire i propri container da 24,5 piedi, scegliendo una misura compatibile con lo standard di carico europeo: il pallet. Più di recente, con il figlio Antonio, decide di introdurre il sistema a cassette con i translifter (trattori specifici), rivoluzionando le operazioni di carico e scarico nei terminal del gruppo e abbattendo consumi ed emissioni nell’atmosfera, grazie alla riduzione della velocità di navigazione consentita dal minore tempo speso in porto.

Musso ha poi contribuito, insieme ai colleghi di Confitarma, alla riforma che ha introdotto il modello delle concessioni dei terminal portuali ai privati e il lavoro con personale proprio nei terminal: un lungo e complesso cammino con un positivo epilogo, che ha condotto allo sviluppo dei porti italiani attuali. Oggi Musso persevera nel sottolineare l’importanza di adottare nuovi paradigmi conformi ad uno sviluppo economico sostenibile: in quest’ottica si colloca il progetto in corso del Bruco, che prevede di collegare il porto di Genova Prà alla Pianura Padana attraverso veri e propri “nastri trasportatori” posizionati all’interno di un tunnel dedicato alle sole merci. Grande teorizzatore, sposa il suo pensiero con il pragmatismo dell’imprenditore, e da attento osservatore e critico del suo tempo, sente forte la necessità di condividere articoli e saggi sia sul settore di attività che sui problemi politico-sociali contemporanei. Questi 60 anni di storia aziendale si sono intrecciati con la storia famigliare legata a Carla Casalone, moglie e compagna di vita e di viaggio, grande tessitrice di relazioni famigliari, umane e intellettuali.

L’arrivo e la crescita di otto nipoti, giovani orecchie per i suoi continui straordinari racconti, hanno rinforzato la voglia di Musso di guardare al futuro: sono i ricordi della comune agricola in cui ha vissuto con la famiglia, per circa 20 anni; o delle avventure sportive che lo hanno visto aprire nuove vie in montagna e praticare la navigazione in solitario con piccole derive, compiendo traversate nel Mediterraneo. In fondo tutte le storie si scrivono partendo dall’ascolto. E Musso è anche un bravo narratore, come dimostrano i sei libri e le due raccolte di poesie pubblicate tra il 1997 e il 2017. Le immagini esposte durante la serata celebrativa di Bruno Musso percorrono la storia personale di un uomo e della sua avventura imprenditoriale, parti essenziali di un pensiero che continua a mettere al centro l’economia, la società e la comunità. La raccolta fotografica, divisa in cinque sezioni, ha accompagnato l’osservatore lungo alcune tappe fondamentali di questo cammino che oggi si concretizza nell’attività condivisa con le nuove prime linee del gruppo Grendi, i figli di Bruno Musso: Costanza, Antonio ed Eugenio.

Dal varo della prima portacontainer italiana, la "Vento di Levante", all’ottimizzazione degli impatti del trasporto sull’ambiente, in tempi dove ancora di sostenibilità si parlava in relazione ai soli principi contabili, passando per le battaglie giocate da imprese per l’adeguamento normativo che regolamenta ancora oggi il modo di lavorare sulle banchine, la sequenza fotografica è una sintesi di una storia le cui pagine Musso sta ancora scrivendo.

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