La rivincita della Old Economy / FOCUS

Sapelli: "È tornata centrale l’economia reale, fatta di trasporti, intermodalità, risparmio energetico, produzione di macchine. Il mondo high tech si basa sulla finanza e su un enorme consumo di energia. E oggi tutti hanno capito che l’autonomia energetica fatta di sole e vento è una sciocchezza"

di Gilda Ferrari

Genova - Oldies but goldies. L’attuale fase vede un ritorno in auge di società attive nella vecchia economia reale fatta di industria e di trasporti, a fronte di un parziale rallentamento di tutto ciò che ruota intorno alla new economy. Anche sui mercati finanziari si registra un rinnovato interesse verso i settori ad alta intensità di capitale, mentre negli anni scorsi la finanza, complici i tassi bassi, si è concentrata sulla tecnologia, alimentandone, e in parte gonfiandone, la crescita. A giudicare dai numeri di bilancio in emersione in questi primi mesi del 2022, la vecchia economia sembra aver ritrovato nuovo vigore. La danese Maersk, il secondo più grande armatore di navi mercantili del mondo dopo Msc, ha diffuso i conti del primo trimestre 2022 ieri, con un utile netto più che raddoppiato rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso: 6,8 miliardi di dollari a fronte dei 2,7 miliardi del primo trimestre 2021.

Le entrate sono aumentate del 55% a 19,3 miliardi di dollari, l’ebitda è più che raddoppiato a 9,1 miliardi di dollari e il flusso di cassa è aumentato a sei miliardi di dollari. ArcelorMittal diffonderà i conti trimestrali oggi, ma le stime degli analisti parlavano di un ebitda a 4,5 miliardi di dollari. Il secondo produttore di acciaio al mondo nel 2021 aveva registrato un utile netto record per 14,9 miliardi di dollari, dopo la perdita di 733 milioni di dollari del 2020. L’anno scorso Mittal ha beneficiato della ripresa economica globale e di una forte domanda che ha portato livelli di redditività molto elevati. Nel settore alimentare, Coca Cola nel corso dell’ultimo trimestre ha registrato un utile netto di 2,78 miliardi di dollari, realizzando un fatturato di 10,49 miliardi, oltre le previsioni degli analisti.

L’italiana Eni ha chiuso i primo tre mesi dell’anno con un utile netto pari a 3,27 miliardi di euro, in crescita rispetto al 2021, concludendo nuovi accordi con Algeria, Egitto e Congo, con l’obiettivo di promuovere maggiori flussi di export di gas naturale a beneficio dell’Italia e dell’Europa. Per contro, sul fronte della new economy alcune big mostrano un rallentamento delle performance. Amazon ha chiuso il primo trimestre con una perdita di 3,8 miliardi di dollari. E per il secondo trimestre il gruppo stima ricavi per 116-121 miliardi, meno dei 125 miliardi attesi dal mercato. Colpa soprattutto di un investimento non felice in un’azienda di veicoli elettrici. Alphabet, la holding cui fa capo Google, ha registrato un utile netto di 16,44 miliardi di dollari, otto punti percentuali sotto i risultati dello stesso periodo dell’anno scorso.

Samsung Electronics chiude il trimestre con i migliori utili operativi da inizio 2018 (11,1 miliardi di dollari), l’utile dell’attività di telefonia mobile raggiunge i tre miliardi di dollari, meno positive le vendite di smart Tv. Altri colossi continuano invece a brillare, oltre le stime degli analisti: Tesla porta a casa un utile di 3,3 miliardi di dollari, Apple incassa 25 miliardi di dollari: "Gran parte dei profitti della cosiddetta high tech industry sono fondati sull’andamento dei future, i loro investimenti in capitali fissi sono deboli e perciò sono molto sensibili alla volatilità finanziaria". Secondo l’economista e storico Giulio Sapelli, "la fase che stiamo vivendo non deve stupire. La pandemia e il conflitto bellico hanno fatto schizzare i noli marittimi e i prezzi dell’oil and gas; le materie prime e la produzione di macchinari tornano a essere centrali e così resteranno per un bel po’ di tempo. Assistiamo - spiega il professore - al capovolgimento di molti valori. Tornano fondamentali l’industria e i processi di produzione delle merci, oltre che il loro trasporto. Un fatto che io trovo positivo, anche se temo sarà accompagnato da una forte perdita di posti di lavoro, perché le imprese dovranno tagliare costi. I prezzi delle materie prime alimentari e fossili aumenteranno, l’industria meccanica ed elettromeccanica crescerà".

Sapelli sottolinea come la guerra Russia-Ucraina stia purtroppo giocando un ruolo in questa riscoperta della old economy e spiega perché le nuove tendenze appannano la new economy: "È tornata centrale l’economia reale, fatta di trasporti, intermodalità, risparmio energetico, produzione di macchine. Il mondo high tech si basa sulla finanza e su un enorme consumo di energia. E oggi tutti hanno capito che l’autonomia energetica fatta di sole e vento è una sciocchezza da raccontare ai seguaci di Greta Thunberg". La guerra insomma rallenta la crescita mondiale e anche i mercati finanziari guardano ai settori d’investimento da una prospettiva diversa. Le società tecnologiche, spesso sovracapitalizzate, dovranno misurarsi con l’imperfezione del mondo reale. Mentre materie prime, metalli industriali e derrate agricole vanno incontro a una crescente domanda che, alzando i prezzi, permette di scaricare a terra i costi e di fare utili.

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