Usa, le mani dello Stato nelle compagnie

La stretta annunciata un mese fa, alla fine è arrivata: il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha firmato l’Ocean Shipping Reform Act. Un documento che dà il potere alla Federal Maritime Commission di entrare nei dati più sensibili delle grandi compagnie di navigazione

di A. Qua.

Genova - La stretta annunciata un mese fa, alla fine è arrivata: il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha firmato l’Ocean Shipping Reform Act. Un documento che dà il potere alla Federal Maritime Commission - l’ente che regola negli Usa il traffico internazionale via mare - di entrare nei dati più sensibili delle grandi compagnie di navigazione: conoscere quindi al dettaglio, trimestre dopo trimestre, quanti container sono movimentati in importazione ed esportazione, e impedire, all’occorrenza, manovre da parte di questi grandi gruppi per far salire il prezzo del trasporto dei container, ad esempio tagliando le corse delle navi - e riducendo quindi la capacità di stiva disponibile sul mercato - oppure reinviando in Asia la maggior parte dei container vuoti per poter alimentare così le rotte più remunerative. Nel mirino finiscono anche le tariffe extra sulla sosta dei container nei porti. Con l’inflazione sopra l’8%, gli armatori sono diventati un chiodo fisso di Biden non solo perché in odore di possibili manovre speculative a danno dei consumatori Usa, ma anche perché per questioni fiscali queste compagnie hanno la possibilità di unirsi in alleanze, con una parziale deroga alle norme Antitrust.

Inoltre, e il tema è sfiorato dagli armatori nella loro replica, tutte le grandi compagnie globali (Msc, Maersk, Cma Cgm, Hapag Lloyd, China Cosco, Evegreen ecc..) sono europee o asiatiche. Gli Stati Uniti, pur essendo la terra dove è stato inventato il container - che dagli anni Sessanta ha rivoluzionato il mondo dei trasporti - non controllano più nemmeno una delle grandi compagnie di navigazione mondiali, affidando quindi i loro traffici commerciali a soggetti stranieri. Per questo lo scorso 18 maggio Biden, alla conclusione dell’indagine biennale della Fmc, che nonostante tutto non rilevava storture di mercato prodotte dai grandi carrier, tuonava contro "la manciata di aziende che controllano il mercato e che ha aumentato i prezzi di spedizione del 1000%. È oltraggioso e sto chiedendo al Congresso un giro di vite".

Detto fatto: l’Ocean Shipping Reform Act è stato approvato al Senato, ha avuto il via libera bipartisan al Congresso, e giovedì è arrivato alla firma del presidente. «Questa legge fermerà le compagnie che si approfittano delle famiglie, degli agricoltori, degli allevatori e delle imprese americane. Hanno rastrellato profitti e i costi sono stati scaricati sui consumatori» ha detto il presidente Usa. La replica degli armatori Alla Casa Bianca risponde il World Shipping Council, che è la maggiore associazione globale degli armatori nel settore container. "Questa retorica del 'noi contro di loro' non è solo scorretta, è anche pericolosa - dicono dall’associazione guidata da John Butler -. La catena logistica non è straniera, è globale. È giusto che il legislatore indaghi sulle condizioni di mercato, e risponderemo ai monitoraggi che ci vengono richiesti. Ma è la stessa Fmc nella sua indagine a dire che durante la pandemia la concorrenza tra compagnie è aumentata. Piuttosto, per aumentare la stiva nel 2021 noi abbiamo ordinato 561 nuove navi per 43 miliardi di dollari, 208 quest’anno per altri 18,4 miliardi. Ma se gli Usa non intervengono per migliorare le loro infrastrutture, i problemi continueranno a esserci".

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