I dazi di Trump (per ora) mettono il turbo ai cantieri navali coreani
Lo scorso mese di marzo i cantieri sudcoreani hanno raccolto il 55% degli ordini globali per tonnellaggio, secondo i dati di Clarkson Research Service. Nel dettaglio, la Corea del Sud ha registrato ordini per 820.000 tonnellate lorde compensate rispetto ai cantieri cinesi che hanno incassato 520.000 tonnellate
Marco de Rossi
Una nave attraversa il Canale di Panama
(afp)È uno dei primi effetti della cura Trump sullo scacchiere internazionale: l'industria cantieristica della Corea del Sud sta mettendo a segno una ripresa degli ordini dopo un inizio anno decisamente lento, nel tentativo di trarre vantaggio dai dazi annunciati dall’amministrazione americana sulle navi costruite in Cina.
La Corea, storicamente tra i paesi leader al mondo nella navalmeccanica, di recente ha concentrato i suoi sforzi su unità ad alto valore e tecnologicamente più avanzate. Una strategia che include, per esempio, le gasiere, segmento in cui la Corea del Sud continua a guidare gli ordini nonostante la crescita della Cina.
Lo scorso mese di marzo i cantieri sudcoreani hanno raccolto il 55% degli ordini globali per tonnellaggio, secondo i dati di Clarkson Research Service. Nel dettaglio, la Corea del Sud ha registrato ordini per 820.000 tonnellate lorde compensate rispetto ai cantieri cinesi che hanno incassato 520.000 tonnellate. La Cina continuato a essere in testa alla graduatoria mondiale, invece, per quanto riguarda il numero di navi ordinate: 31 rispetto alle 17 navi della Corea del Sud. In senso assoluto, la Cina resta saldamente il Paese leader nel settore, con un portafoglio ordini di quasi 94 milioni di tonnellate, vale a dire il 59% del totale globale. I cantieri della Corea del Sud, pur classificandosi al secondo posto, possono contare su un orderbook di poco più di 36 milioni di tonnellate, il 23% del mercato. Uno scenario che potrebbe presto mutare, come si legge in questi giorni sulla stampa coreana. Secondo l’agenzia Chosunbiz, ExxonMobil avrebbe annullato gli ordini per due navi per il rifornimento di gas naturale liquefatto destinati ai cantieri cinesi proprio a causa della minaccia americana. Da parte sua, Hd Korea Shipbuilding & Offshore Engineering, il più grande costruttore navale della Corea del Sud, ha recentemente riferito di avere incamerato un ordine aggiuntivo per una nave metaniera del valore di circa 263 milioni di dollari. Il gruppo ha affermato di aver ricevuto ordini per un totale di 24 navi per un valore di 4,07 miliardi di dollari, raggiungendo il 22,6% del suo obiettivo di ordini annuali pari a 18,05 miliardi: nei primi tre mesi dell’anno il cantiere ha già firmato contratti per una nave metaniera, quattro navi di rifornimento di Gnl, una nave per il trasporto di Gpl/ammoniaca e altre due cisterne, oltre a 12 portacontainer e quattro petroliere.
Ma l’obiettivo di Washington, al di là della competizione a distanza tra Pechino e Seul, è un altro: rivitalizzare la cantieristica nazionale civile e militare. Nei prossimi tre anni la Marina americana prevede di ritirare 13 navi in più rispetto ai programmi, riducendo la flotta a 283 navi entro il 2027. Secondo l’attuale piano della Marina, la flotta è comunque destinata a crescere fino a 515 navi (con equipaggio o senza) entro il 2054. Per raggiungere questo obiettivo, il Congressional Budget Office stima che la U.S. Navy spenderà più di 1 trilione di dollari, quasi 36 miliardi ogni anno per i prossimi tre decenni solo per la costruzione navale. Come possa farlo, ad oggi non è chiaro. In soli 10 anni, dalla fine della Guerra Fredda, il numero di lavoratori qualificati dei cantieri navali si è ridotto da 62.000 a 21.000. E, in base alle più recenti stime della Marina, gli Stati Uniti dovrebbero assumere 140.000 lavoratori solo per soddisfare le esigenze dell’attuale programma di costruzione sottomarina.
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