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Ex Ilva, flotta in cerca di rilancio. Ma la “Corona Boreale” finisce in disarmo

E’ polemica tra AdI Servizi marittimi, la compagnia di navigazione dell’ex Ilva, che ha sede a Genova, e il sindacato Unione marittimi di Taranto sul disarmo dello spintore “Corona Boreale”, una delle due unità di questo tipo attive nella flotta del gruppo siderurgico

di Alberto Quarati
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Lo spintore "Corona Boreale" (shipspotting.com)

 

Genova - E’ polemica tra AdI Servizi marittimi, la compagnia di navigazione dell’ex Ilva, che ha sede a Genova, e il sindacato Unione marittimi di Taranto sul disarmo (che secondo l’organizzazione sarebbe dovuto essere oggi) dello spintore “Corona Boreale”, una delle due unità di questo tipo attive nella flotta del gruppo siderurgico in amministrazione straordinaria.

Lo scorso primo maggio, il sindacato ha denunciato l’intenzione della Adi di disarmare la nave (che impiega una ventina di persone a bordo ed è agenziata dal gruppo Esa di Genova) sottolineando i diversi appelli fatti nei mesi passati per evitare il disarmo della flotta ex Ilva, che da diverso tempo langue nel porto di Taranto.

AdI ha confermato il disarmo dello spintore, operazione che però non determinerà “criticità occupazionali in quanto il personale verrà reimpiegato su questa stessa unità e/o in alternativa su altre unità della flotta” aggiungendo che “le organizzazioni confederali (cosa che l’Unione Marittimi non è) sono state contestualmente informate del disarmo» che sarebbe “un atto dovuto, derivante dalla scadenza delle certificazioni di classe dello spintore” che “sarebbe stato preventivamente autorizzato dalla Capitaneria di porto di Taranto. La procedura di rinnovo di classe - sostengono dalla compagnia - è subordinata all’esecuzione di lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria, anche sui motori principali, del valore di diversi milioni di euro” e che “questi lavori erano già stati previsti sin dal 2023 dal gestore precedente all’attuale amministrazione straordinaria”.

Il riferimento è alla gestione del gruppo franco-indiano ArcelorMittal, che però questi lavori non li ha mai eseguiti “a causa del disinteresse verso gli aspetti manutentivi, facendo ricadere l’onere sulla gestione attuale. Pur nella volontà dell’attuale gestore di procedere al recupero della classe della “Corona Boreale”, le attività - si precisa in ordine alla manutenzione da farsi - saranno eseguite a valle del completamento di interventi manutentivi ritenuti prioritari su altri impianti del complesso aziendale”.

Contro queste affermazioni, l’Unione marittimi minaccia azioni legali e replica che “dalla scadenza dalla certificazione di classe non discende che la nave debba essere automaticamente posta in disarmo: non si tratta assolutamente di un atto dovuto, ma di una scelta aziendale”.

Al sindacato inoltre “non risulta che il disarmo sia stato autorizzato dalla Capitaneria di Porto” né che “il Rina abbia mai autorizzato alcun piano di disarmo” né se se la nave “che per ottenere la certificazione deve eseguire lavori di manutenzione ordinaria e sia posta in sicurezza onde prevenire possibili danni ambientali”.

Il sindacato chiede a quale società armatrice sia stata affidato il trasporto marittimo dei prodotti siderurgici dell’ex Ilva, quali i costi sostenuti dall’AdI per noleggiare le navi che hanno preso il posto degli spintori e delle chiatte in flotta all’ex Ilva. Il sindacato torna sugli incontri richiesti con la dirigenza dell’AdI e mai ottenuti, accusando disinteresse da parte dei confederali su questo tema.

Attualmente, secondo l’Unione Marittimi, della flotta ex Ilva risultano utilizzati solo gli spintori “Ursa Major” e “Ursa Minor”, mentre le chiatte risultano ferme in porto. Gli altri due spintori sono appunto la “Corona Boreale” e la “Corona Australe”, che come le altre due unità della flotta sono state utilizzate fino a un anno fa per trasportare i rotoli di acciaio dallo stabilimenti di Taranto a quello di Genova.

I commissari di Acciaierie d’Italia, già lo scorso settembre, avevano annunciato che il piano di ripartenza della Adi Servizi Marittimi prevedeva anche «il riavvio delle unità di stazza minore” appunto le due “Corone”, precisando tuttavia che era stata avviata una «richiesta di disarmo temporaneo nell’attesa dei necessari interventi di manutenzione». I commissari hanno ereditato la flotta aziendale in uno stato precario.

La prima azione fatta è stata quella di rimettere in navigazione la rinfusiera “Gemma”, l’unità più grande, che era ferma a Singapore dal 2020. La “Gemma” - 330 metri di lunghezza e 57 metri di larghezza, varata a febbraio 2012, tra le più grandi del mondo nella sua categoria - ha infatti ripreso a trasportare dal Brasile le materie prime, i minerali, che servono all’AdI, solo che non essendoci attualmente bisogno delle grandi quantità del passato, trasporta anche per conto terzi.

Acciaierie Servizi Marittimi verrà messa in vendita insieme alle altre controllate e alla società principale del gruppo, Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria. Per la cessione dell’intero gruppo, i commissari sono nella fase finale delle trattative con la Baku Steel Company, società dell’Azerbaijan, la cui offerta è stata ritenuta la migliore fra le tre arrivate per l’intero gruppo.

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