Slittano le nozze Fincantieri-Saint Nazaire

Genova - L’accordo per il settore civile subisce una battuta d’arresto ma quello per il comparto militare procede più che speditamente. Protagonista della vicenda è Fincantieri; i partner sono entrambi francesi, ma i loro destini sono diversi. Intanto a Genova la joint venture con Naval Group si chiamerà Naviris

Genova - L’accordo per il settore civile subisce una battuta d’arresto ma quello per il comparto militare procede più che speditamente. Protagonista della vicenda è Fincantieri; i partner sono entrambi francesi, ma i loro destini sono diversi. Così, la Commissione europea, come era trapelato martedì sera a Bruxelles, tiene ferma sulle scrivania l’acquisizione da parte del gruppo triestino degli ex cantieri navali Stx, oggi Chantiers de l’Atlantique di Saint Nazaire, una vicenda cominciata nel maggio 2016; ma l’intesa con Naval Group va a gonfie vele e ieri è stato annunciato il nome della nuova joint venture, Naviris, deciso in uno steering committee con i due numeri uno, Giuseppe Bono e Hervé Guillou a Genova, dove la società avraà sede, lo scorso 23 ottobre.

Bocche cucite a Trieste: più che sufficiente il comunicato diffuso da Fincantieri martedì sera che «stigmatizzava la diffusione delle indiscrezioni», ed esprimeva «dissenso verso la predetta decisione, ove venisse confermata». La conferma è giunta meno di 24 ore dopo. La Commissione europea ha infatti avviato un’indagine per valutare la proposta di acquisizione alla luce del regolamento Ue sulle concentrazioni. La Commissione teme che l’operazione possa nuocere alla concorrenza nel mercato mondiale della costruzione di navi da crociera, «a scapito dei milioni di europei che ogni anno scelgono di trascorrere vacanze in crociera» dice la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager. Una posizione convinta nonostante «la domanda di navi da crociera» sia «in piena espansione in tutto il mondo». Per Bruxelles, se non possono emergere nel breve periodo «nuovi costruttori qualificati» si potrebbe determinare «un innalzamento dei prezzi, una riduzione della scelta e un freno all’innovazione». Bruxelles ha tempo fino al 17 marzo 2020, per decidere, ricordando che l’avvio di un’indagine approfondita «non pregiudica l’esito del procedimento». —

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