"La Fase 2? Sarà dura. Penso alle mamme: quante difficoltà oggi per gestire figli e lavoro" / L'INTERVISTA

Genova - "Ero abituata a fare cinque chilometri al giorno. Mi sono chiusa in casa, ma li faccio lo stesso, passeggiando avanti e indietro sul terrazzo. So di essere fortunata". Andreina Boero, presidente e ad del gruppo Boero, 95 milioni di fatturato, guarda alla Fase 2 con impazienza e preoccupazione

di Gilda Ferrari

Genova - "Ero abituata a fare cinque chilometri al giorno. Mi sono chiusa in casa, ma li faccio lo stesso, passeggiando avanti e indietro sul terrazzo. So di essere fortunata". Andreina Boero, presidente e ad del gruppo Boero, 95 milioni di fatturato, guarda alla Fase 2 con impazienza e preoccupazione: "La salute prima di tutto, ma per vivere dobbiamo lavorare e ci aspettano mesi complicati. Penso alla donne, alla vita che devono fare, quando va bene costrette a conciliare smartworking e figli, altrimenti chiamate fisicamente al lavoro, senza scuole né centri estivi".

Come vi ha colto il Covid-19, in azienda?
"E' stato un fulmine a ciel sereno. A gennaio e febbraio registravamo un incremento dell'8% delle vendite rispetto all'anno scorso, un risultato importante, considerando la crisi dell'edilizia. Nella seconda metà di marzo non abbiamo più venduto, sono anche arrivate cancellazioni di ordini. Quindici giorni sono bastati a vanificare il lavoro fatto nei primi due mesi".

Come vi siete organizzati?
"All'inizio abbiamo chiuso lo stabilimento di Tortona per sanificarlo e tutti i lavoratori degli uffici sono andati in smart-working. Il 23 marzo abbiamo attivato la cassa integrazione da Covid. Oggi abbiamo il 20% dei 120 addetti dello stabilimento al lavoro, li stiamo lentamente incrementando. Il personale di ufficio lavora da casa, facendo in media tre giorni di cassa integrazione a settimana. I 120 agenti sono tutti fermi. Abbiamo bisogno di ripartire".

Le vernici Boero servono l'edilizia e lo yachting.
"Fermi entrambi. Abbiamo avuto un po' di movimento grazie ai negozi di vicinato, le ferramenta. La gente, costretta a stare in casa, coglie l'occasione per fare piccoli lavoretti di ripristino, sono numeri piccoli, ma è meglio di nulla. Adesso l'edilizia mostra timidi segnali di ripresa, e nei cantieri ci sono yacht che devono essere finiti per essere consegnati ai clienti. Speriamo".

A proposito di riaperture, è favorevole?
"La salute è la cosa più importante, ma per vivere dobbiamo lavorare. Sono favorevole, nel pieno rispetto delle condizioni di sicurezza. Penso alla Liguria che ha riattivato la possibilità di operare sui piccoli cantieri nautici, è un provvedimento che sul nostro territorio ha senso. Con questo virus dovremo convivere fino al vaccino, quindi occorre rimettersi in moto. Le istituzioni locali fanno scelte funzionali alle economie del territorio, ma è anche vero che l'andare ognuno per la sua strada genera confusione".

Cambierà il modo di lavorare?
"Molto. Noi, per esempio, non abbiamo mai praticato la vendita online, mentre adesso stiamo studiando il modello perché ci rendiamo conto che questo canale ha preso e prenderà sempre di più campo. Non intendiamo certo sostituire gli agenti, ma magari dare loro uno strumento in più, supportarli. Stiamo studiando anche linee speciali, prodotti igienizzanti. Bisogna reinventarsi".

Mai l'Italia aveva affrontato una crisi del genere.
"Nel 2021 Boero compirà 190 anni. Ricordo i racconti di mio padre, durante la guerra vide lo stabilimento bruciato, ripartì, lo abbiamo sempre fatto. Ora però èp diverso, perché combattiamo contro un nemico sconosciuto".

Boero ha donato i colori per l'ospedale da campo della Fiera di Milano, oggi inutilizzato. Cosa pensa della gestione dell'emergenza a Milano e in Lombardia?
"Che mi ha deluso, come credo molti. Pensavo che Milano e la Lombardia fossero al top in molti campi: sanitario, organizzativo... Le vicende che riguardano le residenze per anziani mi hanno turbata".

Come si coniuga lavoro e scuole chiusa?
"Male. Anzitutto questa didattica a distanza danneggia i bambini e i ragazzi più disagiati, creando discriminazione, e facendo mancare comunque a tutti la grande scuola di vita che è la scuola reale. Si impara stando con gli altri, compagni e insegnanti. Poi c'è il tema delle donne, costrette a gestire lavoro, casa e figli con le scuole chiuse e nessun servizio".

Carlo Bonomi, neo presidente di Confindustria, sulla ripartenza?
"Ha preso una posizione molto decisa. Forse troppo".

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