Pierroberto Folgiero: "Il nucleare nel futuro di Fincantieri, patto con Leonardo per la Difesa" / INTERVISTA

Massima focalizzazione sul core business, la costruzione di navi, con l’obiettivo di fare di Fincantieri "un pioniere" su digitale e propulsione verde. Sì alla "collaborazione industriale e commerciale" con Leonardo

di Gilda Ferrari

Genova - Massima focalizzazione sul core business, la costruzione di navi, con l’obiettivo di fare di Fincantieri "un pioniere" su digitale e propulsione verde. Sì alla "collaborazione industriale e commerciale" con Leonardo, sul segmento navi militari, "la nave armata, integrata con la parte elettronica". No alla "diversificazione su business che non sono adiacenti alla costruzione di navi" digitali e verdi. Il nuovo amministratore delegato di Fincantieri, Pierroberto Folgiero, ieri è arrivato a Genova per partecipare a un dibattito organizzato dall’Associazione italiana nucleare in occasione della presentazione del libro “Nucleare, ritorno al futuro” di Umberto Minopoli, uno dei massimi esperti del settore.

Dopo questa intervista esclusiva al Secolo XIX, dal palco dei relatori Folgiero dirà: "La domanda nel settore della navigazione, nella parte alta delle crociere da parte dei grandi armatori, c’è ed è spinta. Il sistema italiano deve essere in grado di proporre soluzioni industrializzate: Gnl oggi, idrogeno domani, nucleare dopodomani. Come industrializzatore di sistemi di propulsione nel trasporto pesantissimo, Fincantieri è un interlocutore naturale di tutte le soluzioni della transizione energetica. E sarà anche un imprenditore: siamo pronti a rischiare, investire, coinvestire, incubare, fare tutto ciò che serve per far sì che l’industria italiana sia in grado di fornire tutte le tecnologie necessarie alla transizione".

Lei crede nel nucleare?

"Chiunque si occupi di energia, in qualsiasi punto della catena dell’energia, sa che non è questione di rinnovabili. Le rinnovabili sono importanti, ma se dobbiamo uscire dagli idrocarburi con una visione di lungo termine il nucleare è un’opzione fondamentale. Essendo Fincantieri nel settore dell’energia - cioè è tra chi ha più capacità di lavorare sul trasporto pesantissimo, quello delle navi - siamo interessati ad avere un occhio e un orecchio sul macro-trend nucleare".

Diga di Genova, non avete presentato offerta: ci sono interlocuzioni in corso?
"Su quella commessa noi siamo mandanti, il mandatario è Webuild. La mia visione delle infrastrutture è che è un business molto complesso. Sono convinto che nel futuro Fincantieri avrà tantissima crescita sul core business, sia nella parte militare sia mercantile. Sul core business abbiamo tantissimo da fare, su digitalizzazione, carburanti verdi, nuove forme propulsione. Quindi, per quanto mi riguarda l’energia imprenditoriale e manageriale sarà molto assorbita dal core business e dalla grande innovazione che vogliamo imprimere su quello. Se sei leader di mercato, devi essere anche pioniere: noi vogliamo essere pionieri su digitale e verde. Non c’è mancanza di imprenditorialità, visione, coraggio manageriale. C’è semplicemente una focalizzazione su quello che sappiamo fare bene. La diversificazione sulle infrastrutture, la perseguiamo perché abbiamo una società e quindi attività in essere, ma non sarà quello il business in cui noi vogliamo mettere skill in the game. L’impegno nel gioco lo vogliamo mettere su quello che sappiamo fare bene".

La gara per la Diga?
"È stata una gara in cui il budget allocato non si è dimostrato capiente. Insieme agli altri partecipanti, e con la guida del mandatario Webuild, valuteremo tutte le opzioni, nell’interesse delle infrastrutture e del territorio".

Fincantieri Infrastructures sarà mantenuta?
"Manteniamo certamente le attività che abbiamo in corpo, però non credo in una diversificazione spinta sui business che non sono adiacenti al nostro core business. Adiacenti al nostro core business ci sono il digitale e il verde. Non ci sono gli ospedali".

Un’eventuale operazione Fincantieri-Leonardo?
"Come appassionato di business, valore industriale, ricavi, margini, flussi di cassa e occupazione, dico che le conversazioni con Leonardo sono, e saranno, concentrate su come vendere meglio il nostro prodotto congiunto, la nave armata integrata con la parte elettronica. Su questo tipo di collaborazione, industriale e commerciale, siamo pronti a metterci testa, energia, uomini e coraggio. Sono contento di collaborare con Leonardo e di valutare tutte le opzioni che ci consentono di vendere, di più e meglio in giro per il mondo, il prodotto nave militare italiana, che poi è il migliore al mondo".

Da appassionato di industria, e utilizzatore di acciaio, come vede la questione siderurgica di Acciaierie d’Italia?
"L’Italia ha un problema gigantesco di auto-prodursi l’acciaio, che è strumentale per la manifattura nazionale. Abbiamo bisogno di acciaio primario e ormai in Italia l’acciaio primario si fa solo a Taranto. Abbiamo una grande tradizione di acciaio secondario, con forni elettrici. Ma l’Italia ha un bisogno terribile di essere autonoma nella produzione siderurgica, perché senza quella non c’è manifattura. Se vogliamo essere la seconda manifattura d’Europa, ci serve l’acciaio. Si possono fare tante cose, ma la manifattura senza acciaio non si può fare".

IL NUOVO LIBRO DI MINOPOLI
“Nucleare, ritorno al futuro” è il titolo del libro di Umberto Minopoli, presidente dell’Associazione nucleare italiana, uno dei massimi esperti del settore. Alla tavola rotonda di ieri hanno partecipato Giuseppe Marino (Ansaldo Energia), Pierroberto Folgiero (Fincantieri), Ugo Salerno (Rina), Claudia Gasparrini (Consorzio Eurofusion Rfx).

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