Fincantieri, la rivoluzione di Folgiero

L’ad del gruppo: “Per Infrastructure cerchiamo un partner. Leonardo? Rafforziamo la collaborazione”

Una nave in costruzione in un cantiere della Fincantieri

di Alberto Quarati

Genova – «This is an ofelè fa el to mesté strategy». La lingua delle conferenze finanziarie è l’inglese, ma rispondendo all’analista di Mediobanca, Pierroberto Folgiero, amministratore delegato di Fincantieri, si concede una deviazione milanese per meglio illustrare al rappresentante di Piazzetta Cuccia quale sarà il futuro del gruppo: fare bene le cose che si conoscono, puntare in particolare su crociere e difesa, evitando di diventare «un conglomerato» di tante cose: «Meglio lavorare sulla verticalizzazione dei nostri business tradizionali, considerando gli aspetti green e digitali; oltre alla massima attenzione alla disciplina finanziaria».

Folgiero ha quindi spiegato che nel medio termine il gruppo dovrà «trovare un partner» per Fincantieri Infrastructure, anche se nel frattempo l’azienda si impegna a smaltire con «il massimo impegno e la massima attenzione, e vorrei che questo concetto fosse compreso» il portafoglio ordini raccolto in questi anni. Ma il lavoro di Fincantieri, è stato ribadito, «non è quello di costruire terminal oppure ospedali» e nemmeno «radar»: il gruppo non vuole competere con Leonardo nel settore della difesa, anzi, «una rafforzata collaborazione, immaginando un modello di prime contractor e un’alleanza internazionale chiave» è una delle priorità ipotizzate da Folgiero: «Così come negli Usa siamo primi contraenti del progetto con la Us Navy, così vogliamo essere anche qui integratori di piattaforma, con l’elettronica e il sistema di combattimento».

Con i risultati semestrali peggiori delle aspettative (ricavi +16% per 3,5 miliardi di euro a fronte di una perdita netta di 234 milioni), Fincantieri lascia sul terreno di Piazza Affari il 7%. Il riposizionamento formalizzato da Folgiero ha fatto scattare lo stato di agitazione proclamato dai sindacati alla Finso di Firenze, grossa società acquisita un paio di anni fa che appunto si occupa della costruzione di ospedali.

Nonostante un Ebidta (gli utili prima di interessi e tasse) di 90 milioni, sul risultato netto hanno influito 156 milioni di perdite straordinarie, di cui 107 da svalutazioni di asset intangibili legati alle controllate Vard e Marinette Marine, ma anche 29 milioni per cause legate all’amianto e 20 milioni dovuti ad accantonamenti per probabili non adempimenti degli obblighi relativi ad accordi di compensazione.

Un importante indicatore di solvibilità come la posizione finanziaria netta, cioè la differenza tra il totale dei debiti finanziari e le attività liquide (quelle di cui si può esigere la conversione immediata in moneta o la trasferibilità mediante assegno o altro) che al 30 giugno è a debito per 3,2 miliardi di euro, entro fine mese scenderà «a 2,6 miliardi per effetto della consegna di una nave da crociera a un primario operatore» spiega il direttore finanziario di Fincantieri, Giuseppe Dado: il riferimento è alla consegna, che avverrà proprio oggi a Marghera, della “Norwegian Prima” al gruppo statunitense Norwegian Cruise Line Holdings: prima unità di sei, si tratta anche di una prima volta per Fincantieri con questo cliente. Proprio il settore crocieristico aiuterà a migliorare i conti a fine 2022: il 90% della flotta è ritornata attiva dopo la pandemia, e ci si aspetta il ritorno ai livelli di passeggeri del 2019 a fine 2023, rimettendo in moto gli ordini degli armatori, ma nella seconda metà di quest’anno il gruppo prevede un piano di consegne di altre quattro navi da crociera.

Complessivamente, al 30 giugno 2022 Fincantieri aveva un portafoglio ordini di 24,1 miliardi di euro, 113 navi in portafoglio, otto navi consegnate nei sei mesi. Le entrate sono state determinate per il 48% dal settore crociere, il 23% dal militare (destinato ad aumentare, secondo Folgiero, a seguito delle tensioni nel Mediterraneo e sul quadrante del Pacific), il 9,6% dall’offshore, che è tornato a crescere.

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