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Il braccio edile del colosso navalmeccanico

Fincantieri Infrastructure ora è più forte: con questa commessa cessione lontana | RETROSCENA

Ora si pone un problema non indifferente, riassumibile in una sola domanda: ma Fincaniteri non avrebbe dovuto dismettere la divisione Infrastrutture? E ieri nella sala di Palazzo San Giorgio, i piccoli gruppi di manager e politici ragionavano proprio sulle parole di Folgiero

di Simone Gallotti
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L'amministratore delegato di Fincantieri Infrastructure, Claudio Gemme

 

Genova – Ora si pone un problema non indifferente, riassumibile in una sola domanda: ma Fincantieri non avrebbe dovuto dismettere la divisione Infrastrutture? E ieri nella sala di Palazzo San Giorgio, sede dell’Autorità portuale di Genova e Savona, i piccoli gruppi di manager e politici ragionavano proprio sulle parole che Pierroberto Folgiero, amministratore delegato del gruppo Fincantieri, ha sempre ribadito: “Non facciamo ospedali”.

Ospedali no, ma dighe sì. Con un appalto vicino al miliardo di euro a Genova, ma poi nel conto ci sono anche altre due opere marittime, Livorno con la piattaforma Europa e Miami con il terminal crociere di Msc.

Non solo. Ieri Claudio Gemme, il manager genovese che dopo i vertici di Anas è stato chiamato a guidare la controllata di Fincantieri che ha realizzato il Ponte San Giorgio, per far fronte alla commessa della diga dovrà “assumere tra le 150 e le 200 persone”: sono ingegneri che affiancheranno quelli presenti adesso in azienda.

Gemme punta sul capoluogo ligure anche nello scouting delle risorse perché "questa è una sfida forte, ma la compagine che si è formata è in grado di realizzare quest’opera complessa”: così ora, in attesa del piano industriale che l’ad Folgiero dovrebbe presentare entro fine anno come ha annunciato al Secolo XIX pochi giorni fa, la posizione di Fincantieri Infrastructure si fa più forte.

Difficile pensare adesso che possa essere ceduta. Folgiero aveva anche detto di essere intenzionato a portare a termine le commesse che ora la divisione ha nel libro degli ordini, ma con l’ingresso del cantiere della diga è probabile che l’orizzonte sia destinato ad allungarsi, almeno sino al 2026, la data prevista per l’ultimazione della diga.

Le voci di cessione di Infrastructure al colosso Webuild si sono affievolite, ma la ricerca di un partner sembrava la strada maestra tracciata dall’ad del gruppo. Gemme, insieme all’amministratore delegato Giorgio Bellipanni, ha deciso di concentrarsi sulle opere marittime, oltre ai ponti.

Il piano stand alone potrebbe persino funzionare, ma molto dipende da cosa deciderà Folgiero che preferisce invece concentrarsi sulla costruzione di navi, sia da crociera che militari, ma mollare adesso sulla diga pone anche un problema politico con il nuovo governo. E così la posizione di Fincantieri Infrastructure adesso si rafforza ulteriormente.

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