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Il retroscena

Fincantieri fuori dalla Via della Seta. Il piano per l’addio a Pechino

Il colosso guidato da Folgiero rispetterà gli ultimi impegni contrattuali, poi stop all’accordo con la Cina In un anno il gruppo italiano è pronto a lasciare Shanghai. Il ruolo degli americani di Carnival

di Simone Gallotti
Aggiornato alle 2 minuti di lettura

Pierroberto Folgiero

 (ansa)

Genova – La strategia è pronta: si chiuderanno gli ultimi obblighi contrattuali, poi “Bye Bye Shanghai”. Fincantieri diversi mesi fa ha cominciato a tracciare la rotta del ritorno dalla Via della Seta. Il Secolo XIX è in grado di raccontare i motivi che hanno portato alla decisione e la road map che porterà alla concentrazione in Europa e negli Stati Uniti della attività del gruppo cantieristico.

Questione di business

Le prime valutazioni sono state economiche. Folgiero ha ereditato l’accordo con Cssc (il principale colosso navalmeccanico cinese) e Carnival per la costruzione di navi da crociera per il mercato asiatico. Un patto firmato nel 2016 da Giuseppe Bono, ex numero uno del gruppo per 20 anni, e poi implementato nel 2018. Quando Folgiero è arrivato, nel 2022, il clima politico era ormai cambiato: l’innamoramento per la Belt and Road era definitivamente svanito.

Anche i numeri non devono essere stati poi così positivi perché l’avventura cinese non ha passato l’esame voluto dall’ad che serviva a verificare costi e benefici sì finanziari, ma anche industriali. Tanto che settembre lo stesso Folgiero, proprio a Genova, aveva spiegato: «La nostra collaborazione con la Cina era ed è una collaborazione che va per fasi - ha detto l’ad qualche mese fa - Abbiamo degli impegni contrattuali ad assisterli su alcune specifiche milestone e una volta completate valuteremo tutte quante le opzioni strategiche». Era un chiaro indizio.

Le fasi

Folgiero quindi ragiona sulle fasi. Una di queste è già conclusa: la Adora Magic City, la prima nave da crociera costruita in Cina, è stata completata un mese fa. La realizzazione è merito anche del know how italiano, garantito da Fincantieri che nella joint venture è partner di Cssc e Carnival, colosso americano delle crociere e casa madre, tra l’altro, della compagnia genovese Costa. La seconda unità dovrebbe invece essere completata entro il 2024. Il contratto prevedeva la costruzione di due navi, con un’opzione per altre quattro. Visto il clima, le opzioni è molto probabile che non toccheranno mai l’acqua. Ma è la seconda nave il giro di boa: dopo questa, che è evidentemente un impegno contrattuale che Fincantieri intende rispettare, il colosso italiano potrebbe ritirarsi dall’Asia.

Le code

L’alleanza in Cina non prevedeva solamente la costruzione di navi da crociera per il mercato asiatico. A febbraio del 2017 Fincantieri, Cssc e Carnival Corporation avevano firmato anche una lettera di intenti con la città di Shanghai per lo sviluppo della supply chain dedicata alle attività crocieristiche «ma anche cantieristiche e marittime, e un accordo di cooperazione esclusiva nell’ambito delle riparazioni e trasformazioni navali con Huarun Dadong Dockyard, tra i maggiori cantieri cinesi specializzati in repair and refitting, volto a servire le navi da crociera che hanno come base operativa la Cina».

Il patto insomma è più complesso di una “semplice” costruzione di navi da crociera. Prevede un coinvolgimento anche in altri settori, ma anche su questo fronte adesso Fincantieri è pronta a sganciarsi rapidamente. Il gruppo italiano vuole evitare di cedere know how ai cinesi: l’Italia e l’Europa nella cantieristica, sono leader mondiali. E tali vogliono restare.

Semplificando: se la Cina vuole navi da crociera per il suo mercato, bene venga. Ma da ora in poi saranno costruite nei bacini italiani. Il clima politico come detto, è mutato enormemente: l’addio alla Via della Seta deciso dalla presidente Meloni, ha accelerato quello che Folgiero e i suoi manager stavano pianificando da mesi, come confermano diverse fonti vicine al dossier. È stata condotta una lunga due diligence e sono state realizzate valutazioni di business; calendario alla mano, è stato deciso quando uscire (probabilmente al termine della seconda unità); ora siamo alla fase della pianificazione del ritorno in Italia di quella struttura. E delle competenze.

Non è escluso che tra i motivi dell’accelerazione ci sia anche il possibile addio di Carnival alla joint venture. Già a maggio scorso gli analisti prevedevano uno scioglimento anticipato del matrimonio in Cina.

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