Fincantieri accelera sulla sicurezza, investimenti per oltre 50 milioni | Grafico
In un recente position paper condiviso internamente dalla Fincantieri, presentato a vertici aziendali, rappresentanti dell’azionariato e sindacati, è stato fatto il punto degli investimenti in sicurezza negli ultimi anni
di Alberto Quarati
Lo stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente
Genova – In un recente position paper condiviso internamente dalla Fincantieri, presentato a vertici aziendali, rappresentanti dell’azionariato e sindacati, è stato fatto il punto degli investimenti in sicurezza negli ultimi anni.
Il dato più interessante - l’analisi è condotta sino al 2023 - è sugli indici di frequenza e gravità degli infortuni: «I rischi raggiunti - si dice nel rapporto - sono migliori dei competitor francesi e tedeschi, se si considerano gli indici resi pubblici nei bilanci di sostenibilità».
In effetti, sull’indice di frequenza degli infortuni (che mette in rapporto la perdita delle ore lavorative dovute a incidenti con il monte ore totale lavorato in cantiere), l’indice Fincantieri si ferma a 10,4 (10,5 per le ditte esterne), mentre i Chantiers de l’Atlantique, si legge nel documento, dei francesi sono a quota 13,49. Difficile trovare invece riferimenti sulla concorrenza tedesca, i cantieri Meyer Werft: l’ultimo bilancio di sostenibilità pubblicato sul sito è del 2016. Ma l’aspetto che viene messo in evidenza nel rapporto della Fincantieri è un altro, e cioè che gli indici di frequenza e gravità degli infortuni sono scesi di circa un terzo per quanto riguarda i dipendenti interni, e di circa un quarto tra quelli delle ditte esterne, con un indice di gravità più basso fra queste ultime rispetto ai dipendenti interni.
Frutto di questi risultati sarebbero, dice il documento, «le procedure e i controlli, insieme a circa 790 mila ore totali di formazione di oltre 163 mila su salute e sicurezza». Sul fronte del personale, negli ultimi cinque anni la Fincantieri ha investito oltre 51 milioni di euro sui suoi nove impianti, che in totale registrano mediamente ogni giorno l’ingresso di 23 mila persone. Gli investimenti più sostanziosi, da quello che emerge dal report, riguardano soprattutto i grandi cantieri del Nord-Est, Monfalcone e Marghera, che da soli cubano 40 milioni.
Un milione circa è stato speso su Ancona, mentre per quanto riguarda i tre stabilimenti della Liguria (o meglio, il cantiere di Sestri e il cantiere integrato Riva Trigoso e Muggiano) il valore totale è di 5,8 milioni di euro (1,7 su Sestri Ponente e 4,1 su Riva e Muggiano). A Genova i maggiori investimenti sono stati fatti sugli spogliatoi e le aree destinate alle ditte esterne (700 mila euro), seguiti dagli uffici e i magazzini containerizzati (600 mila euro) e il resto tra servizi igienici, e poi parcheggi per le auto e per le moto.
Gli investimenti del cantiere integrato Riva-Muggiano sono invece suddivisi in fondi a favore del territorio e fondi favore delle persone. La spesa maggiore è stata quella di 2,1 milioni di euro per l’insonorizzazione delle officine per ridurre l’inquinamento acustico, seguita dalla sostituzione dei vecchi impianti estrazione (1,7 milioni di euro) e - tra gli investimenti per le persone - gli spogliatoi per le ditte d’appalto (800 mila euro tra Riva Trigoso e Muggiano).
Il gruppo in qualità di committente, si legge nel rapporto, ha anche definito vari controlli prescrittivi negli stabilimenti (che sono certificati e quindi verificati periodicamente da enti terzi), in modo che le normative e le regole interne riguardanti la sicurezza vengano rispettate dalle ditte esterne, come la verifica dei documenti che provino il rispetto degli obblighi di legge; viene richiesto e verificato l’uso dei dispositivi di protezione individuale, vengono fatti corsi di formazione su rischi e modalità operative di lavoro in cantiere, erogati a tutti gli operai delle ditte in appalto in diverse lingue, per facilitare la comprensione di tutti.
È veramente così? Gli sforzi in effetti sono riconosciuti dal sindacato, che precisa però come questo sia un risultato raggiunto con lo sforzo di tutti. Per Stefano Bonazzi, segretario generale della Fiom genovese, il documento «dimostra come quei cantieri per i quali anni fa era stata progettata la chiusura - evitata proprio grazie all’opposizione dei lavoratori, sia interni che delle ditte - siano diventati realtà dinamiche, interessate a investire e crescere sul territorio in cui insistono». «Uno degli aspetti su cui l’azienda punterà in futuro è quello della robotica - anticipa Antonio Apa, coordinatore regionale della Uilm -. C’è un accordo con Comau e alcuni impianti sono già operativi a Monfalcone e Riva Trigoso. Anche questo aiuterà ad aumentare la sicurezza: Fincantieri è un mix di tecnologia avanzata e manifattura. Si sono resi conto che percorsi formativi e innovazione devono andare avanti insieme».
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