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Cantieri navali, aperta la sfida al dominio cinese

Non sembra un caso se Maersk ha scelto di svolgere a Mumbai la cerimonia di battesimo della sua nuova portacontainer dual fuel, che può essere alimentata a metanolo, che pure è stata costruita in Corea del Sud

Alberto Ghiara
2 minuti di lettura

Il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva nel cantiere navale Rio Grande Shipyard

 (reuters)

La mossa di Trump per penalizzare le navi di costruzione cinese con pesanti tasse di accesso ai porti è mirata a sostenere l’industria cantieristica statunitense, ma potrebbe favorire anche quella di altri paesi. Negli ultimi tempi potenze internazionali come Brasile e India hanno varato piani per espandere la propria attività nel campo delle costruzioni e riparazioni navali. Oggi a dominare il settore sono Cina e Corea del Sud. Ma il mercato è in forte crescita e l’organizzazione indiana Straits Research prevede che il fatturato mondiale crescerà da 155 miliardi di dollari nel 2025 a 204 miliardi nel 2033. Secondo i dati di Clarksons research nel 2024 sono state ordinate 2.412 navi per un totale di 170 milioni di dwt (tonnellaggio di portata lorda, che misura la capacità di carico) e 65,81 milioni cgt (tonnellate di stazza lorda compensata, un coefficiente della quantità di lavoro necessaria al cantiere per realizzare una nave), un aumento in cgt del 33,77 per cento rispetto al 2023. Insomma le costruzioni navali sono un boccone ghiotto che fa gola a molti paesi, che possono entrare nel gioco grazie anche alle politiche anti cinesi di Trump.

Il segnale più recente arriva dal Brasile, dove la compagnia nazionale Petrobras ha annunciato di voler più che raddoppiare la flotta per il trasporto del gpl della propria controllata Transpetro, portandola da sei a quattordici unità e triplicandone la capacità di stiva, da 36mila a 108 mila metri cubi: le motivazioni sono, da un lato, rispondere alle richieste del mercato e dall’altro quello di alimentare la cantieristica brasiliana. Le navi daranno infatti lavoro a aziende locali, secondo quanto annunciato dalla ceo di Petrobras, Magda Chambriard. L’ordine fa parte di un piano più ampio che porterà al gruppo entro il 2026 48 nuove unità di diverse tipologie, dal trasporto di gas alle imbarcazioni di servizio per le piattaforme petrolifere.

Poche settimane fa il presidente del Brasile, Luiz Inácio Lula da Silva, aveva annunciato investimenti da 1,6 miliardi di euro (10 miliardi di real) per rilanciare l'industria navale nazionale. I fondi saranno utilizzati appunto per rinnovare la flotta navale utilizzata dalla compagnia petrolifera statale Petrobras. Nel corso dell'evento di presentazione del bando di gara, Lula aveva sottolineato l'importanza della Petrobras nello sviluppo nazionale ed evidenziato il ruolo dell'azienda nell'industrializzazione, nella ricerca e nella creazione di posti di lavoro.

Ma anche l’India di Narendra Modi si è mossa, stringendo accordi con le maggiori compagnie portacontainer del mondo, Msc, Maersk e Cma Cgm, per attività di riparazione e costruzione navale. Non sembra un caso se Maersk ha scelto di svolgere a Mumbai la cerimonia di battesimo della sua nuova portacontainer dual fuel, che può essere alimentata a metanolo, che pure è stata costruita in Corea del Sud.

Il duello a distanza Ue-Giappone

Il predominio dei paesi del Far East rimane per il momento solido. Nel 2024, sempre dati Clarksons, la Cina ha raccolto oltre il 70 per cento degli ordini in cgt (46,45 milioni), la Corea del Sud il 16,68 per cento (10,98 milioni cgt). A contendersi quote sono il Giappone, che in passato è stato il principale produttore di navi, e anche l’Unione europea che cerca di rafforzare i propri cantieri puntando sulla qualità e l’innovazione tecnologica, compensando il minor numero di navi con il maggior valore. Adesso provano a aggiungersi l’India (che finora, con Pakistan e Bangladesh, ha primeggiato soltanto per i cantieri di demolizione) e il Brasile che ha dalla sua parte i volumi di esportazione di materie prime: oltre a Petrobras ha rilevanza internazionale la compagnia mineraria Vale con le sue navi, finora costruite all’estero ma il cui utilizzo in passato ha impensierito la stessa Cina.

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