Marina militare, si tratta con Atene. L’ipotesi di cessione per due fregate | Il retroscena
C’è chi parla di un interesse. E chi, d’altro canto, si spinge già a ipotizzare una futura cessione. Nave Virginio Fasan, unità della Marina Militare di stanza alla Spezia, è finita nel mirino della forza armata greca
di Daniele Izzo
Nave Fasan ripresa da un elicottero militare
La Spezia – C’è chi parla di un interesse. E chi, d’altro canto, si spinge già a ipotizzare una futura cessione. Nave Virginio Fasan, unità della Marina Militare di stanza alla Spezia, è finita nel mirino della forza armata greca. Lo stesso vale per il Carlo Bergamini, gemella con porto di assegnazione Taranto. Spifferi, al momento.
Che vanno però a inserirsi in un discorso più ampio, capace di coinvolgere anche il taglio della prima lamiera delle nuove Fremm Evo. Fasan e Bergamini sono le fregate più anziane della flotta.
Entrambe sono state consegnate alla Marina più di dieci anni fa. Una si trova attualmente alle dipendenze del Comando Prima Divisione Navale ed è stata la prima a essere costruita in versione “lotta-antisommergibile” (anti submarine warfare). L’altra è una cosiddetta “general purpose”. Caratterizzata, in altre parole, dalla possibilità di impiego in vari contesti operativi. I discorsi sul loro futuro sarebbero stati avviati nei mesi scorsi.
Italia e Grecia, stando alle voci di corridoio che arrivano anche dal di là del mar Adriatico, starebbero trattando. Atene sarebbe interessata ad acquistarle per metterle a disposizione della propria Marina. Mentre Roma, d’altro canto, ha già avviato il programma che porterà alla costruzione di due nuove fregate di ultima generazione.
Qualora non dovessero uscire Fasan e Bergamini, le Fremm italiane diverrebbero così 12. In caso contrario, dieci. Collocate, esattamente come adesso, per metà alla Spezia e per metà a Taranto. Come dimostrato anche dalle ultime assegnazioni: lo Schergat in Puglia, il Bianchi in Liguria. Le nuove Fremm Evo, comunque, saranno costruite entrambe da Fincantieri. Il contratto è stato siglato a luglio 2024 da Orizzonte Sistemi Navali, joint venture partecipata dal colosso insieme con Leonardo, e Occar. E rientra nel programma pluriennale rivolto al rinnovamento delle unità della Marina Militare. Una sarà consegnata nel 2029. L’altra dodici mesi più tardi. La coppia, hanno spiegato da Fincantieri dopo il taglio delle lamiere, «sarà all’avanguardia dal punto di vista tecnologico e prestazionale». La Forza armata, di conseguenza, «potrà disporre di due unità che garantiranno elevate prestazioni operative, equipaggiate con sistemi all’avanguardia e con moderne capacità anti-drone». Non solo.
Scendendo nei dettagli, le fregate di nuova generazione avranno: nuovo impianto di condizionamento e distribuzione elettrica; implementazione di soluzioni specifiche al fine di migliorare l’impronta green; un sistema di combattimento aggiornato con il moderno “Combat management system Sadoc 4”; radar in grado di supportare la difesa contro svariate minacce; sistema di artiglierie e missili; una sonar suite; sistemi di comunicazione e data link tattici in grado di assicurare il più alto ed efficace livello di interoperabilità.
Ma se due fregate saranno probabilmente cedute e altrettante sicuramente costruite, sullo sfondo rimane il destino di un’altra unità: il Grecale. In pensione da poco più di un mese, la nave è finita nelle mire di alcuni Paesi extra-europei.
Sono diverse le richieste di informazioni pervenute alla Marina, con il futuro della fregata varata a Muggiano, nello Spezzino, nel 1981 che potrebbe lasciare nuovamente l’arsenale. Questa volta per sempre.
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