Mega-yacht, l’Italia resta leader mondiale / I DATI
Genova - Nautica tricolore a due velocità. Leader mondiale nella costruzione di yacht sopra i 30 metri ma settore terribilmente in difficoltà sul mercato interno.
Matteo Dell’Antico
Genova - Nautica tricolore a due velocità. Leader mondiale nella costruzione di yacht sopra i 30 metri ma settore terribilmente in difficoltà sul mercato interno. E ancora: Italia al centro del Mediterraneo, home port strategico a livello internazionale per le grandi unità da diporto ma settore in crisi e incapace di sostenere le aziende che non hanno la forza di affacciarsi sui mercati esteri. Sono questi alcuni dei punti evidenziati dallo studio della Cna dal titolo “Dinamiche e Prospettive di Mercato della Filiera Nautica del Diporto”. Rapporto anticipato oggi dal Secolo XIX/The MediTelegraph e che verrà presentato venerdì prossimo al Seatec di Marina di Carrara, all’interno dell’area eventi Yare. Il 2014, per la cantieristica delle grandi unità da diporto, si è rivelato un anno particolarmente complesso. Ad un primo semestre problematico, ha seguito una chiusura d’anno molto positiva che ha portato a 412 unità il portafoglio complessivo a livello globale confermando quindi un lieve incremento rispetto al 2013. I marchi italiani (Azimut, Sanlorenzo e Ferretti) sono ancora una volta i padroni indiscussi del mercato con una percentuale, ad oggi, pari al 38% delle commesse mondiali per gli yacht sopra i 30 metri di lunghezza.
Il nuovo portafoglio ordini 2015 è poi caratterizzato da imbarcazioni di dimensioni sempre maggiori, unità che vengono vendute interamente all’estero visto che nessuna di queste è destinata ad armatori italiani. Dall’analisi dell’età delle imbarcazioni si rileva che circa il 53% degli yacht risultano costruiti dopo il 2000. I dati indicano quindi che nel decennio 1990-2000 la flotta è più che raddoppiata con un incremento del 120%. A dicembre 2014 è stata superata la soglia delle 5.000 unità, nel mondo, di lunghezza oltre i 30 metri, numero destinato a cresce da qui al 2032 per quanto riguarda le grandi unità da diporto. È inoltre confermata la sensibile presenza “stanziale” dei grandi yacht nell’area del Mediterraneo: i numeri del 2014 infatti confermano il dato del 55%, quale percentuale di barche che eleggono uno scalo del Mediterraneo come proprio home port. La produzione nautica italiana ha mostrato una sostanziale tenuta nel 2013 rispetto all’anno precedente. Sommando i quattro comparti (cantieristica, accessoristica, motoristica e refit/service) il valore totale della produzione è risultato pari a poco più di 2 miliardi di euro, con un calo inferiore all’1% rispetto ai 2.080 milioni del 2012. Nella composizione del fatturato complessivo pesa naturalmente in modo maggiore la cantieristica con una percentuale pari al 54% del fatturato complessivo. In termini economici il segmento dei grandi yacht è il più significativo e contribuisce per il 90% al valore della produzione. «Questo studio – spiega Lorenzo Pollicardo, consulente Cna Nazionale ed esperto del settore – ha diversi obiettivi. Il primo è quello di essere una guida per l’intero settore. E poi un documento dinamico che approfondisce temi differenti e tutti presenti all’interno dello stesso comparto produttivo».
Ma, numeri alla mano, se il 2013 poteva apparire come l’anno simbolo per la fine della più devastante crisi vissuta dal settore nel nostro Paese, il 2014, che molti attendevano come l’inizio della vera ripresa, si è chiuso invece con un’evidente delusione. Alle aspettative del 7-8% di crescita per il fatturato del mercato interno, ha fatto eco un stima molto più prudente di appena l’1%. «Il rapporto – conclude Pollicardo – evidenzia senza dubbio una nautica italiana a due facce, purtroppo antitetiche. La cantieristica medio-grande che viaggia con l’export va decisamente bene. Mentre soffrono le piccole aziende. Come migliorare il settore? Continuando ad insistere sull’estero ma allo stesso tempo puntando con forza sul mercato italiano che deve assolutamente ripartire. E poi credendo maggiormente sui servizi e sul post-vendita».
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